Come investire in aziende in crisi: i 2 sistemi opposti

Capire come investire in aziende in crisi📉 può essere, oltre che estremamente etico, anche molto redditizio: vediamo i 2 modi con cui guadagnare (aiutando).

Ovviamente entreremo nel dettaglio di entrambi i metodi ma la sintesi di questo post è la seguente:

  • ➡️ La RE-STARTUP DIRETTA: trova un’azienda in crisi con un solido modello di business, diventa socio di capitale, falla ripartire
  • ➡️ La RE-STARTUP INDIRETTA: trova un fondo di investimento che acquisti aziende e compra delle quote

Prima di addentrarci nei dettagli del metodo diretto e di quello indiretto è indispensabile porre le basi del nostro ragionamento con una domanda lecita da porsi…

È etico investire in aziende in difficoltà?

Investire in un’azienda in crisi potrebbe rivelarsi un’operazione molto vantaggiosa. Assumendo un punto di vista esterno, tuttavia, ci accorgeremo che quella che per noi è un’occasione da non lasciarsi sfuggire, per altri rappresenta un momento di difficoltà. Questa consapevolezza ci pone in una situazione di disagio e può portarci a chiedere: “È etico?”. Mi sono posto i tuoi stessi quesiti in passato e ho impiegato un bel po’ di tempo per sciogliere le mie riserve in merito.

Ma proviamo a rifletterci assieme: un’azienda in crisi è una struttura traballante che non riesce più a sostenersi. Il risultato sono posti di lavoro persi e famiglie in difficoltà. Iniettare capitali, conoscenze e strategie in una realtà morente, risollevandone così le sorti, è l’atto più etico che si possa compiere.

Ti prego pertanto di tenere a mente che, investire in un’azienda in crisi infatti, non equivale a speculare sulle disgrazie altrui ma significa aiutare imprenditori in crisi, affiancandoli nella loro attività e donando loro ossigeno sotto forma di capitali liquidi. La nostra missione consiste dunque aiutare queste persone a risollevarsi da una situazione di difficoltà, donando nuova linfa a progetti finiti nella stagnazione per cause di forza maggiore, con un occhio di riguardo, ovviamente, al ritorno sull’investimento.

Re-Startup: investire sulle aziende in crisi

Eccoci dunque giunti ad un argomento crucciale: come investire in aziende in crisi.

Partiamo quindi dal definire cosa sono le re-startup: con il termine re-startup si indica il processo di riavviamento di tutte quelle PMI dotate di tecnologia e know how esclusivi, entrate in crisi per i motivi più disparati. Quando si parla di re-startup si fa tendenzialmente riferimento a quelle piccole e medie imprese che stanno vivendo un forte momento di difficoltà con il rischio di chiusura sempre più vicino.

Questo solitamente avviene perché spesso, pur partendo da fattori molto concreti ed affidabili (tecnologia e know how), la dirigenza o la famiglia proprietaria, ad esempio, potrebbe avere problemi nel rinnovare la governance, e affrontare le sfide che il mercato odierno impone. Per evitare il crollo definitivo di tali imprese con una forte storia alle spalle, le famiglie proprietarie potrebbero dunque essere disposte a cederne il controllo, almeno parzialmente: tale contingenza può dunque rivelarsi un’ottima opportunità di investimento per coloro che sanno come valorizzarla.

Questa tipologia di imprese rappresenta una parte fondamentale del tessuto produttivo ed economico italiano. Seppur in crisi, infatti, queste aziende potrebbero vantare una solida struttura che ha permesso loro per lunghi anni di rimanere con successo sul mercato.

Ma perché un’azienda, dopo aver cavalcato proficuamente il mercato, ad un certo punto entra in crisi 😵?

Spesso queste aziende, per quanto solide ed affidabili da molti punti di vista potrebbero aver avuto dei problemi nella capacità di adeguarsi ai tempi, detto in altri termini, nella capacità di innovare e rinnovarsi.

Tuttavia l’incapacità di rinnovamento della governance ed i cambiamenti di cui è suscettibile il mercato non sono gli unici nemici che gli imprenditori sono chiamati ad affrontare. Questi, infatti, nonostante la validità dei loro progetti, troppo spesso finiscono per essere schiacciati da un ambiente ostile all’impresa, cadendo sotto i colpi della pressione fiscale e di un socio occulto (lo stato 😈) che troppo spesso, a mio personalissimo parere, pretende più di quanto non dia, in nome di un finto “debito” pubblico, che si ripropone di voler ripagare a tutti i costi facendo leva su politiche di austerità -spesso tecnicamente inutili-, ma questo è totalmente un altro discorso…

Per evitare il collasso definitivo delle proprie aziende, ai titolari d’impresa potrebbe non rimanere altra scelta se non quella di mettere in vendita la loro creatura moribonda 👎👎, offrendo così il fianco ad un’opportunità d’investimento che, per chi non ha peli sullo stomaco, potrebbero anche trasformarsi in profitti altamente speculativi dai rendimenti massimizzati.

In questo post invece, desidero concentrarmi sull’aspetto etico, per quanto profittevole, di venire in contro a quegli imprenditori in difficoltà, dotati però di un business plan solido, di uno storico evidentemente positivo e di spirito di resiliente iniziativa 💪💪💪, con un’iniezione di liquidità che consenta loro di far ripartire la propria azienda (grande o piccola che sia) e di salvare così il proprio “posto di lavoro” e quello dei propri dipendenti. Vediamo come.

La re-startup diretta: affiancare un imprenditore in difficoltà facendo squadra

Trovare un’azienda in crisi significa, anzitutto, trovare un socio imprenditore che rispetti determinati requisiti personali e dotato di un solido business plan. Vediamo assieme entrambi i lati di questa medaglia etica e potenzialmente molto redditizia.

Prima dei numeri… l’imprenditore

Le sorti della tua re-startup sono determinate dalle persone di cui ti circondi
👨‍👩‍👦‍👦 . Un buon capitale di partenza e una forte motivazione sono senza dubbio delle ottime premesse da cui partire, ma non sufficienti per riavviare un’attività imprenditoriale di successo. In questa fase un elemento da non sottovalutare è infatti costituito dal tipo di imprenditore con cui collaborerai. Con ‘tipo’ non mi riferisco esclusivamente alle sue competenze tecniche strettamente dette, ma anche a tutte quelle qualità che hanno a che fare con la sua dimensione umana e caratteriale.

Due aspetti da non trascurare in fase di selezione del tuo socio imprenditore sono il carattere e l’etica. Le competenze tecniche, infatti, non sono tutto: si possono acquisire o delegare. Non dimenticare che dovrai prendere decisioni tattiche e strategiche fianco a fianco con questa persona e che certe incompatibilità di fondo potrebbero rappresentare un serio fattore di rischio per la tua impresa ed, in ultima analisi, per il tuo capitale. È importante capire se il socio possieda una personalità tale da non entrare sistematicamente in totale contrasto con te 😦, in modo da assicurarti un ambiente sereno in cui regnino armonia e comunità d’intenti.

L’imprenditore designato dovrebbe rappresentare il tuo più valido alleato (e tu il suo) in ogni fase del processo di riattivazione dell’azienda. Ne consegue che la buona riuscita dell’operazione passa anche e soprattutto dal livello di dialogo che riusciremo a instaurare con il nostro socio.

Subito dopo la persona… i numeri!

Un solo punto debole all’interno dell’impresa può mettere a repentaglio l’intera struttura. Ecco perché, prima di procedere all’investimento su una società, è fondamentale individuare con precisione tutti gli aspetti che non hanno funzionato e programmare con cura tutti i passi necessari
per correggerne la direzione e invertirne le sorti.

Prima di investire in un’azienda in crisi, è fondamentale capire come verrà utilizzato il tuo capitale. La risposta può fornircela solo il business plan 📊. Ecco perché è cruciale far capire al nostro imprenditore l’importanza, nel caso ne fosse sprovvisto, di redigerne uno nuovo.

Il business plan, oltre ad essere un utile strumento di comparazione per individuare gli aspetti critici di un’azienda, è essenziale per compiere un investimento attento e responsabile, ed evitare così il rischio di bruciare il tuo capitale faticosamente risparmiato negli ultimi anni di lavoro. Oltre a permetterti di rifflettere in maniera razionale sull’investimento che intendi compiere, permette all’imprenditore e al suo team di pianificare con cura l’attività di business, le procedure e le strategie operative da mettere in campo ed, infine, di stimare le tempistiche e le risorse necessarie all’attuazione del piano imprenditoriale.

Dove trovare aziende in crisi su cui investire?

Tutto è predisposto per il meglio: hai messo da parte, dopo anni di lavoro e sacrifici, un buon capitale; hai scoperto nelle re-startup una nuova e promettente forma di investimento; la tua motivazione è a mille e non vedi l’ora di lanciarti in questa nuova avventura. Tutto sembra remare nella giusta direzione e il tuo sogno di creare una rendita extra per te e la tua famiglia sembra ora più vicino. C’è solo un piccolo problema: dove scovare queste occasioni di mercato?

Ti consiglio di iniziare la ricerca dal tuo territorio 🏫: il passaparola, le conoscenze e gli annunci di giornali locali potrebbero rappresentare una sterminata miniera di informazioni in cui potrebbe nascondersi l’occasione perfetta per te.

Un altro ambito a cui potrebbe convenire dare un’occhiata è quello del mondo startup 🚀. Il consiglio in questo caso è quello di guardare all’offerta presentata dai tanti incubatori presenti sul mercato. In queste piattaforme potrebbero nascondersi aziende che, per un motivo o per un altro, hanno visto arrestata la propria crescita e che sono in attesa di un’occasione per rilanciarsi. In casi come questi avrai buone possibilità di entrare in contatto con imprenditori dalle indiscusse capacità e competenze e con uno storico solido alle spalle.

Anche le società di intermediazione 🏢 potrebbero rappresentare un buon punto di partenza per trovare aziende promettenti. Queste realtà mettono in contatto i venditori con i potenziali acquirenti, conducendo le trattative con il massimo della discrezione. Ci sono diversi vantaggi nell’appoggiarsi a questo tipo di società, tra cui il vedersi sollevati da tutti i problemi di carattere tecnico, burocratico e giuridico.

Un’altra fonte da cui attingere, e che può rappresentare una miniera di informazioni, ci viene dal Ministero dello Sviluppo economico. Periodicamente fornisce un report dettagliato di tutte quelle aziende, piccole, medie e grandi, che hanno aperto un tavolo di crisi, con l’indicazione, per ciascuna azienda citata, del settore economico di appartenenza, del numero di dipendenti e della collocazione geografica.

Le 7 fasi della re-startup diretta

Per operare con successo un processo di re-startup in prima persona andrebbero seguite 7 fasi, ognuna ugualmente importante:

  1. Guardati attorno 🔍: nella prima fase dovresti calarti un po’ nei panni di un investigatore privato. Web, annunci di giornale, passaparola e ricerca attiva sul tuo territorio: ognuno di questi elementi potrebbe fornirti l’indizio decisivo nella ricerca di aziende in crisi su cui investire. L’idea è quella di creare inizialmente una lista delle possibili aziende su cui investire, da scremare ad ogni successivo step, fino a selezionare quella su cui davvero merita investire i tuoi sudati risparmi.
  2. Entra in contatto con gli imprenditori 📞: dopo aver effettuato una prima cernita di potenziali buone occasioni, è il momento di entrare in contatto con gli imprenditori, così da farti un’idea più precisa della loro dimensione umana e professionale. Trovare un imprenditore che ti ispiri fiducia è fondamentale per instaurare una collaborazione remunerativa e di successo però, mi raccomando… un pò di tatto! “Ciao, ho saputo che la tua azienda sta andando a puttane, posso investire su di te?!?” … Per favore, un minimo di “quel che si dice” si dice dalle mie parti…
  3. Valuta i loro business plan 📊: Abbiamo avuto un primo contatto con un novero di imprenditori promettenti ed abbiamo scremato quelli che non ci ispirano fiducia.  Adesso è il momento di entrare nel vivo della “negoziazione”, richiedendo loro il business plan che fornisca i dati di base che dimostrino entità e fattibilità dell’operazione; se ne sono sprovvisti 🙀, assicurati che ne creino uno con calma, sangue freddo e dovizia di particolari; a questo punto non ti resta che valutarli (come ho ampiamente spiegato in questi 2 post dedicati a come valutare un business plan PARTE 1 e PARTE 2 che ti suggerisco di leggere) e confrontarli tra loro, così da capire quale ti convince, e conviene, di più.
  4. Individua una strategia di uscita 🔜: all’interno del business plan è consigliabile far includere una sezione dedicata alla strategia di uscita. Ora che hai scelto l’azienda su cui investire, infatti, è  bene che tu ponga doppia attenzione sul come e quando uscirne dall’investimento con profitto. E’ vero, forse sarebbe stata materia del punto 3… però è un punto così importante che ho deciso di allocargli lo step 4 tutto per lui.
  5. Pianifica l’investimento📆:  l’imprenditore che affiancherai e sistemato tutte le specifiche fondamentali del business plan, è tempo di capire in che direzione vuoi che si muova il business e in che tempi. Detta in termini più tecnici, andranno definite delle milestone verso cui muoversi e dei KPI per monitorare i risultati. Ho già trattato abbondantemente il tema delle milestone e dei KPI nel mio post intitolato “I 5 step per evitare gli errori tipici nel diventare soci finanziatori di una startup” che, naturalmente, ti invito a leggere subito.
  6. Inizia a investire💰: in base a quanto stabilito dalle milestone, è tempo di investire. Se le valutazioni sono corrette e se la “tua pancia” ti dice che stai facendo la cosa giusta, dopo esserti assicurato di aver letto con attenzione l’articolo che ho appena linkato qui sopra, con parsimonia puoi iniziare ad investire. Se tutto procede come deve… l’investimento va portato a termine. Guarda a questo tipo di operazione come ad una rendita (o capital gain) totalmente passiva ma non defilarti del tutto: rimani aggiornato sui numeri dell’azienda e mettiti nelle condizioni di monitorare l’avanzamento lavori da più vicino possibile.
  7. Esci dall’investimento 💰💰💰💰💰: se avete lavorato bene verrà il momento di godersi il risultato ottenuto; a goal raggiunti perciò effettua l’uscita dall’investimento e porta fuori a cena i tuoi cari per festeggiare!

La re-startup indiretta: investire in fondi che acquistano aziende in crisi

Trovare l’azienda giusta, diventarne soci e iniettare liquidità non sono gli unici passi che puoi compiere per investire in aziende in crisi. Esiste, infatti, un’altra modalità, che potremmo definire ‘indiretta’, per raggiungere il nostro scopo: i fondi comuni di investimento che acquistano aziende in crisi (sono già entrato molto in dettaglio sull’argomento fondi di investimento in questo post dedicato a come capire come guadagnare con i fondi e se sia meglio investire in fondi di investimento o ETF , ovviamente, lettura consigliata!).

Esistono infatti società che, attraverso l’istituzione di fondi d’investimento appositi, di cui è possibile, anche per l’investitore privato, acquistare quote: il core business di queste società è rilevare la gestione di imprese in crisi con l’obiettivo di salvarle e rimetterle sul mercato a pieni giri, ovviamente guadagnandoci.

Per tutte quelle aziende che hanno ben poche possibilità di rinegoziare il proprio debito con le banche, questi fondi, insieme alla liquidità fresca che si portano dietro, rappresentano una possibilità davvero interessante: tuttavia questo tipo di fondi, non essendo degli organi di beneficenza, investe esclusivamente in aziende che ritiene realmente in grado di far ripartire alla grande 🚀🚀🚀.

In gergo tecnico, la compravendita delle aziende in crisi, per avviarne un processo di rinascita, prende il nome di “turnaround” ↩️. Molto in voga negli Stati Uniti, in cui si è ormai affermato come un settore miliardario; novità assoluta in Italia, dove fino a qualche anno fa gli investimenti si concentravano esclusivamente sulle aziende sane, per moltiplicarne i guadagni.

Ma quali sono le società che gestiscono questo tipo di operazioni in Italia? Come detto in precedenza, il panorama italiano non è ancora molto ricco da questo punto di vista, per quanto sembrino esserci incoraggianti margini di crescita per il prossimo futuro. Nello Belpaese troviamo, mentre scrivo, due fondi principali specializzati in questo tipo di operazioni: Pillarstone Italy e Idea Credit Recovery di Dea Capital che, pur operando nello stesso settore, seguono due metodologie diverse. Da segnalare una terza società, Europa Investimenti, specializzata nel rilevare aziende già in procedura fallimentare.

Il rovescio della medaglia, in questo caso, è che, se nella re-startup diretta tu hai personalmente il controllo di ciò che avviene a livello di trattativa e relazione con l’imprenditore, nella re-startup indiretta non hai controllo: investi come faresti in un qualsiasi altro fondo o ETF ma assolutamente senza la possibilità di mettere becco nelle dinamiche relazionali e nelle trattative con le aziende in crisi.

Se la componente etica, come spero che sia 😇, è per te molto importante, valuta dunque molto attentamente il fondo su cui investire prima di mettere in mano il tuo denaro a società che potrebbero farne un uso non in linea con i tuoi princìpi!

Conclusioni

Abbiamo visto che la buona riuscita della piena riattivazione di un’azienda in crisi passa dall’utilizzo di ingredienti specifici tra cui un capitale adeguato e forti motivazioni, in noi così come nell’imprenditore che affiancheremo. Il successo di un business, infatti, passa in larga parte proprio dalla scelta dell’imprenditore con cui collaboreremo. Un socio demotivato rappresenta un malus in partenza ed equivale nella maggior parte dei casi al fallimento di ogni attività imprenditoriale.

Le re-startup possono dunque rappresentare un’ottima forma di investimento. A differenza delle più famose startup, investire in un’azienda in crisi comporta il grande vantaggio di aggirare tutte le difficoltà e le incognite legate all’ingresso di una nuova realtà sul mercato. A te il compito di capire, nel dettaglio, come investire e sfruttarlo al meglio.

Buoni investimenti!

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