Come investire in siti web💰 puntando al 10% / mese (per sempre)


Grazie a questa guida completa scopri come vivere di rendita investendo su un “banale” sito web di tua proprietà che generi una rendita costante. Questo tipo di investimento, al contrario di quanto si pensi comunemente, è davvero uno dei più semplici e sicuri che abbiamo a disposizione MA solo se effettuato seguendo i consigli che seguono.

CONSIGLIO SPASSIONATO: leggi con attenzione questa pagina perché questo è il modello più semplice, etico e remunerativo che io sia riuscito a scovare in tanti anni di attività. Sì, si avvicina REALMENTE a 10% al mese (per sempre) e la cosa bella è che non devi affidare a nessuno il tuo capitale: TU hai il controllo su tutto, sempre.

Inoltre, oltre alle preziose informazioni che hai a disposizione nelle righe che seguono, trovi anche un GIOCO-SIMULATORE che ti permetterà di fare pratica con questo modello di business senza nemmeno dover mettere mano al portafogli.

Infine una considerazione: in questi tempi incerti che stiamo attualmente vivendo, a partire dalla forzosa emergenza 2020, è interessante notare come, dal mio punto di vista, questo investimento su siti web risenta potenzialmente meno delle crisi economiche o delle potenziali  patrimoniali perché la rete internet si colloca al di fuori degli scenari geo-politici tipicamente in grado di affliggere gli altri modelli d’investimento.

Detto questo… entriamo nel vivo!

Investire in siti web: il simulatore numerico

Premesso che dal prossimo capitolo entriamo nel vivo della strategia, desidero iniziare presentandoti la risorsa che sarà in grado di trasformare i concetti che seguono in esperienza reale: il simulatore numerico “Investire in siti web” realizzato dal sottoscritto 😃. E’ andata così…

Dopo aver scritto l’intera guida che segue mi sono accorto che, per chi come te sta cercando una seria e concreta opportunità di investimento, la stessa lunghezza del testo avrebbe potuto contribuire a non far cogliere la stratosferica opportunità che si cela dietro questo semplice modello di business.

Una notte però… mi è venuta un’illuminazione: realizzare un vero e proprio simulatore online per offrirti la possibilità di provare il modello di business descritto in questa pagina senza nemmeno dover mettere mano al portafogli.

Piattaforma operativa del simulatore “Investire in siti web”

E dunque, dopo 10 giorni di duro lavoro e dopo molta, molta pazienza della mia compagna che mi ha visto giorno e notte incollato ad uno schermo (in effetti, non sono un programmatore, io…) eccomi a ritoccare questa pagina per dirti una cosa davvero importante: ho un regalo per te, il simulatore è pronto, giocabile, è divertente e puoi usarlo gratuitamente e senza alcuna registrazione!

E’ facilissimo da usare: basta seguire le video-indicazioni che trovi in ogni schermata

In tutta onestà, chi l’ha provato dice che è fantastico perché, pochi minuti, grazie a questo semplice ed efficace simulatore gratuito, sei in grado di scoprire:

  1. se la cifra che hai a disposizione sia sufficiente per investire profittevolmente in siti web (senza nemmeno mettere mano al portafogli)
  2. la rendita automatica che il tuo sito sarà in grado di generare mese, dopo mese, dopo mese…
  3. come aiutare parenti, amici o persone care in difficoltà economica rendendole parte del tuo progetto web
  4. come si gestisce un sito web di successo (senza dover essere un programmatore esperto e senza nemmeno scrivere una sola pagina)
  5. quanto tempo occorre per veder fruttare il tuo investimento iniziale (qui le chiacchiere stanno a zero, sono i fatti che contano)
  6. quando e come prendere decisioni strategiche importanti in grado di moltiplicare il tuo denaro potenzialmente per sempre
  7. come evitare l’errore numero 1 di chi apre un sito web: farsi prendere dal panico e chiudere il progetto prematuramente solo perchè non sta (ANCORA) incassando
  8. come farsi una decennale esperienza di imprenditoria web nell’arco di qualche mezz’ora e senza spendere nemmeno un soldo

… e molto altro ancora. Non mi dilungo ulteriormente sui vantaggi che offre questo simulatore né sui suoi limiti perché ne ho già parlato abbondantemente in QUESTO articolo.

Aggiungo anche che, alla fine di questa pagina, qui sotto trovi una playlist video di tutte le simulazioni live che ho fatto personalmente col simulatore che dimostrano, inequivocabilmente, come il business che spiego nelle prossime righe sia veramente un modello solido, adatto a tutte le tasche, ripetibile e scalabile.

Dettaglio delle statistiche

Dunque, a questo punto hai due possibilità per trasformare il tuo capitale in una buona rendita automatica investendo su siti web:

  1. Continui a leggere questo articolo per capire bene la “teoria” che sta dietro alla pratica e POI passi al simulatore, oppure…
  2. Parti dalla pratica ed inizi dal simulatore per POI tornare su questo articolo a capire perchè la simulazione non ti ha dato gli esiti sperati, come migliorare i risultati ottenuti col simulatore e, in definitiva, come ottimizzare i risultati che otterrai nella realtà.

A te la scelta. Nel primo caso ti basta continuare a leggere; nel secondo caso, clicca sul bottone che trovi qui sotto. Qualunque sia la tua scelta, buoni investimenti sui siti web!!

Francesco Nano


COME INVESTIRE SU SITI WEB

Nelle righe che seguono, potrai spesso leggere della mia disponibilità ad offrirti una consulenza gratuita. Considera che è qualcosa che ho fatto per un pò di tempo, con l’idea di farmi conoscere e che a breve non farò più. Se sei pertanto interessato a un consulto gratuito ti consiglio di farmelo sapere OGGI. Bene, possiamo iniziare.

Introduzione agli investimenti su siti web (per fare soldi)

“Giura di dire la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità? Dica lo giuro.”

Lo giuro.

Nel , è ancora possibile portare avanti questo tipo di investimento, con successo? Si può pensare di guadagnare seriamente investendo su internet e quali competenze sono necessarie per guadagnare con un sito web? Quanto tempo e denaro serve? Quali sono le spese fisse per la gestione di un sito web? In quanto tempo si ripaga il tuo investimento? E’ possibile dimezzare il tempo necessario al ritorno sull’investimento? Quali sono gli step per investire profittevolmente su un sito web?

Queste sono alcune delle domande a cui cercherò di rispondere, sulla base della mia esperienza professionale, dei miei successi ed anche dei miei insuccessi. Quello che segue, infatti, è il condensato della mia esperienza personale dopo 12 anni di attività continuativa online.

Considera che, le cifre ed i numeri menzionati, sono solo esemplificativi ma, comunque, estremamente cautelativi. In altre parole, ho cercato di dare delle stime a ribasso per quanto riguarda gli incassi ed a rialzo per quanto riguarda l’investimento iniziale ed i numeri a supporto del progetto.

Il mio invito non è comunque quello di prendere quanto scritto in questo articolo come oro colato ma di provare col simulatore, mettere in pratica e di sfruttare la mia competenza a tuo vantaggio, in maniera che anche tu sia in grado di sviluppare progetti web automatizzati altamente remunerativi.

Buona lettura!

E’ davvero ancora possibile oggi guadagnare investendo su un sito web (e perché)?

Sì, oggi più che mai è, non solo possibile, ma addirittura altamente probabile mettersi nelle condizioni di generare entrate automatiche costanti grazie ad un semplice sito web. Il problema è che, nel 99% dei casi, chi si approccia alla creazione di un sito web, lo fa gettando fondamenta di sabbia e senza avere un preciso piano per

  1. Progettare
  2. Costruire
  3. Monetizzare

il proprio sito.

Troppo spesso infatti si pensa ad un sito web, non come ad un investimento vero e proprio o come ad un’azienda, ma come ad un passatempo o, nella migliore delle ipotesi, un’attività esclusivamente filantropica.

Ecco, se vogliamo, il problema più diffuso dei siti web che non guadagnano è proprio il fatto che, essendo un’attività con una barriera d’ingresso minimale, avviare un sito web lo può fare chiunque, anche chi non si approccia con una mentalità imprenditoriale all’attività.

Un altro comune errore incredibilmente diffuso tra i proprietari dei siti web è infatti quello di valutare esclusivamente sistemi di monetizzazione ormai obsoleti e ormai non remunerativi come, ad esempio, le pubblicità Adsense di Google. Purtroppo, sono finiti i tempi in cui bastava sbattere su un qualsiasi sito un banner Adsense per vedersi arrivare un flusso costante di denaro.

Tuttavia, questo non significa che con un pizzico di buonsenso in più, non si possa trasformare un “banale” sito web in una rendita automatica in grado di ripagare l’investimento iniziale svariate volte nel corso dello stesso anno. Il fatto è che questo tipo di risultato non si può ottenere senza considerare quanto riporto di seguito.

ROI: qual è il ritorno sull’investimento di un sito web

Investire su un sito web, ovviamente, può presentare delle incognite. Tuttavia, se segui con attenzione tutti i suggerimenti che trovi in questa guida il ritorno sull’investimento, rispetto alla maggior parte degli investimenti tradizionali, può superare di molto anche le più rosee aspettative.

Considera, ad esempio, che il trading miete regolarmente il 98.6% di nuovi investitori (cioè, il 98.6% di chi inizia a fare trading perde tutto il suo primo capitale investito). Per questa ragione e per tutte le altre che ho descritto nel mio articolo Come investire per vivere di rendita (l’acqua calda riscoperta) consiglio all’investitore neofita di guardare al mondo finanziario con sospetto e, invece, di volgere consapevolmente lo sguardo al modello di investimento che stiamo per approfondire nelle prossime righe.

Per introdurti alla materia, comunque, prenderò a paragone il mondo degli investimenti immobiliari perché, dal mio punto di vista, è quel tipo di investimento che tutti noi abbiamo ben chiaro e ben radicato nel nostro inconscio: compro un immobile, lo metto in affitto, guadagno, lo vendo, ne compro un altro, e così via…

Partiamo col dire che, alla stregua degli immobili, ci sono 2 tipi di ritorni che ti puoi attendere dal tuo sito web:

  • Capital gain, ovvero l’incasso di una cifra superiore a quella investita all’atto della vendita della proprietà web (certo, i siti web si possono rivendere!)
  • Cashflow, ovvero un ritorno mensile costante, quasi come se si trattasse di un affitto

Ora, per mia natura, io preferisco guardare al lato flusso di cassa piuttosto che ad un eventuale capital gain. C’è sempre tempo per vendere una gallina dalle uova d’oro, ma vuoi mettere la soddisfazione di vederti arrivare dei soldi, giorno dopo giorno, anche mentre dormi? Per me è tutta un’altra musica.

Dunque, per rispondere alla domanda “qual è il ROI di un sito web?” preferisco concentrarmi sul potenziale ricavo mensile del sito e, per farlo, ti faccio una domanda.

Quanti soldi pensi ti occorrerebbe investire per costruire un immobile in grado di garantirti un guadagno lordo, tolte le spese, di 1.000€ al mese?

100.000? 200.000? 350.000? O qualcosa del genere, il che significa che, nella migliore delle ipotesi, per ripagarsi ad un immobile servirebbero almeno 100 mesi (circa 8 anni e mezzo!).

Invece, nel caso di un sito web italiano, posso affermare con assoluta tranquillità che, riuscendo a sviluppare 100.000 visualizzazioni al mese, un sito è in grado di generare ben più di 1.000 € mensili. Ma facciamo finta che, mediamente, occorrano generare 100.000 visualizzazioni al mese per guadagnare questa cifra.

In effetti, anche nel nostro simulatore, consideriamo che 1.000 € possano essere generati con 90.000 visualizzazioni / mese, che è un valore veramente realistico, anzi, dal mio punto di vista completamente a ribasso.

Molto bene. Quanti soldi occorrono per generare questo volume di traffico? Vediamo, fammi fare una mano di conti mentale al volo.. direi… un investimento iniziale di… volendo stare larghi?

10 / 15.000 €

– Da investire ogni anno??

No, solo il primo anno.

Con questo genere di investimento e le istruzioni che seguono, un sito può arrivare in breve tempo a guadagnare, quindi tolte le spese di mantenimento, almeno 1.000 € al mese, ovvero è in grado di ripagarsi in circa 1 anno di attività a regime (quindi, spannometricamente, dopo 1 anno dal giorno 0).

Mantenendo il sito attivo, se hai seguito i consigli che sto per darti, questo continuerà a generare gli introiti mensili anno, dopo anno, dopo anno, fintanto che esisterà internet. E’ un modello di business ormai ampiamente consolidato, questo, che si basa sull’ottimizzazione dell’investimento iniziale e sui grandi numeri.

Il sito è dunque in grado di ripagarsi, interamente, tante volte quanti sono gli anni di attività con un ROI potenzialmente… infinito? Non lo so, dipende per quanto tempo esisterà internet 😅. Sicuramente, a partire dal secondo anno di attività a regime, sono tutti soldi “gratuiti”.

Senza considerare la semplicità di realizzare un “banale” sito web rispetto alla complessità di costruire un immobile o una qualsiasi azienda e di mantenerla in vita per più di un anno.

E, bada bene, stiamo parlando di un sito web basato su contenuti esclusivamente testuali e con un tipo di monetizzazione completamente automatizzata.

– Su quale argomento dovrebbe vertere questo sito web? Come si monetizza?

beh.. l’argomento è pressoché indifferente a patto che i contenuti siano utili, coerenti tra loro ed intercettino una precisa nicchia di mercato (su questo, neanche a dirlo, possiamo lavorarci assieme in consulenza). Contano i numeri ed il buonsenso in questo modello di business. Ad ogni modo ho dato alcuni spunti dettagliati su come trovare l’argomento del tuo sito web nell’articolo Come vivere di rendita con poco💸? Semplice, in QUESTO modo➡️ che introduce questo stesso modello di investimento in termini, ovviamente, ben più generici.

Per quanto riguarda la monetizzazione invece ne parliamo tra poco in maniera ben più dettagliata.

– E dunque, io, anziché comprarmi, ad esempio, un’auto nuova, investo i miei 20.000€ (non ho ancora capito come, ma confido che me lo spiegherai presto), attendo 1 anno e dopo 1 anno sono certo che ogni mese mi intasco una paga automaticamente? Mi sa tanto di gatto, volpe e campo dei miracoli.

Ok, non leggere fino alla fine questo articolo allora 😉.

Quali competenze sono necessarie per guadagnare con un sito web?

Sulla base della mia esperienza, tutte ma praticamente nessuna. Nel senso che, è vero che essere un programmatore, un grafico o uno scrittore professionista non può che aiutare ma, in realtà, per avviare un sito web con la prospettiva dell’investitore e non dell’hobbista, in linea di massima nessuna di queste abilità ti permetterà di accelerare il processo né di aumentare i guadagni.

Da un punto di vista di competenze tecniche, l’unica cosa che davvero ti sarà utile, dal mio modo di vedere le cose, è la conoscenza base della piattaforma WordPress.

WordPress è una piattaforma software di “blog” e content management system (CMS) open source ovvero un programma che, girando lato server, consente la creazione e distribuzione di un sito Internet formato da contenuti testuali o multimediali, facilmente gestibili ed aggiornabili in maniera dinamica.

E’, in pratica, un software che permette a chiunque non sia un programmatore di creare facilmente un sito web.

Attenzione però: non è detto che per forza di cose tu debba diventare un tuttologo della piattaforma perché, lo ripeto, in questo articolo stiamo approcciando alla creazione di un sito web dal punto di vista dell’investitore. E’ un pò come se fossi il proprietario di una scuderia di F1. Non è detto che, per vincere il Granpremio, tu abbia bisogno di essere un grande meccanico perché comunque potrai permetterti di pagare gente più in gamba di te per la progettazione, la realizzazione e l’assetto delle macchine.

Lo stesso potrebbe valere per questa attività: sono moltissimi i proprietari di siti web che non si sporcano mai le mani con le cose tecniche relative al sito web.

Tuttavia, in questo caso, dal momento che essere in grado di gestire autonomamente il tuo sito web dal lato tecnico ti consentirà di risparmiare non solo denaro utile ad essere investito altrimenti ma anche molto tempo (per esperienza ti garantisco che stai prima su wordpress a risolverti un problema da solo che a chiedere a gente “competente”) il mio suggerimento rimane caldamente quello di formarti autonomamente sui seguenti temi:

  • Cos’è WordPress e come si usa
  • Cos’è un hosting e come si installa wordpress in un hosting (io personalmente mi fornisco sempre da questo venditore di hosting: è molto economico e ha un’ottima assistenza tecnica)
  • Cos’è un dominio web, dove si acquista e come lo si connette ad un hosting
  • Cosa sono e come si gestiscono i temi ed i plugin di WordPress
  • Quali sono i migliori plugin per wordpress di backup e anti-hacking e come si usano
  • Tracciamento con Google Analytics unito al discorso privacy policy, cookie law e banner per i cookies (che personalmente faccio sempre con Iubenda)

Esiste un’infinità di tutorial su Youtube che spiegano tutti questi argomenti e, in definitiva, è tutta roba mediamente abbordabile. Non c’è necessità di avere specializzazioni in informatica: basta un minimo di buona volontà ad imparare e, la cosa bella, è che puoi imparare anche mentre avvii il progetto. Non devi aspettare di sapere tutte queste cose per iniziare a gettare le fondamenta.

Dunque, consiglio spassionato, mettiti nelle condizioni tecniche di non dover dipendere da nessuno ma, se proprio sei allergico all’idea di doverti sporcare le mani con queste quisquiglie tecniche, in questo sito potrai trovare molti professionisti in grado di installarti e mantenere attivo il tuo WordPress (cerca nella barra di ricerca “WordPress italiano” o termini simili per trovare professionisti che parlano la nostra lingua).

Non ti serve alcuna altra competenza tecnica per fare l’imprenditore digitale con questo modello di business. Piuttosto, è altamente raccomandato che tu prenda confidenza con questo modello di business giocando più e più volte con il simulatore che ho realizzato.

Come si guadagna investendo su un sito web

In generale, lo schema di un qualsiasi business online è sempre questo:

C’è un sito web (o una app) a cui arriva del traffico (visualizzazioni) le persone che visitano la proprietà web trovano su questa dell’intrattenimento, sia esso divertente, utile o entrambi. A queste persone viene sottoposta un’offerta commerciale, tendenzialmente attraverso un link testuale o un cartellone pubblicitario cliccabile (banner): in molti la rifiutano, alcuni invece, statisticamente, la accetteranno!

Ovviamente, più traffico c’è in ingresso, più saranno le persone che, in proporzione, accetteranno l’offerta commerciale. Inoltre, a parità di traffico, migliore sarà il sistema di monetizzazione (più volentieri gli utenti spendono grazie al tuo sito) più il progetto guadagnerà. Sono considerazioni banali ma preferisco ragionare con te a partire dall’ABC.

Nota che, per adesso, non abbiamo ancora specificato che tipo di intrattenimento si trova su questo sito (sappiamo solo che c’è del contenuto scritto ma non l’argomento) né quale sia il sistema di monetizzazione nello specifico: abbiamo solo stabilito che lo schema, in linea generale, è questo.

Tipi di monetizzazione

Diamo dunque uno sguardo ai tipi di monetizzazione possibili su un sito web interamente testuale.

Anzitutto, la prima distinzione riguarda il fatto che, qualunque sia l’offerta commerciale presente sul sito, qualsiasi sia il sistema di monetizzazione, esso può ricadere in una di queste due categorie

Affiliazione NO significa che qualsiasi sia il prodotto o il servizio offerto esso è realizzato per nome e conto tuo. Esempio pratico: Mario ha un sito web con contenuti utili ed interessanti sull’alimentazione naturale. Mario confeziona e realizza tisane con erbe raccolte in natura e le vende pubblicizzandole sul suo sito web tramite link testuali e banner. Il sito di Mario è Affiliazione NO.

Affiliazione SI’ significa che qualsiasi sia il prodotto o il servizio offerto esso è realizzato per nome e conto di terzi. Esempio pratico: Rita ha un sito web dedicato alle tecniche di guarigione energetica. Rita non ha nessun prodotto o servizio da offrire personalmente ma trova un interessante corso di Reiki online che costa 97 € con un programma di affiliazione tale per cui, per ogni cliente segnalato da Rita, lei riceve 40 €. Rita decide dunque di pubblicizzarlo e venderlo sul suo sito web tramite link testuali e banner. Il sito di Rita è Affiliazione SI’.

Fatta dunque questa prima distinzione, vediamo nello specifico, quali possono essere i tipi di monetizzazioni principali per un sito web testuale. Ne esistono fondamentalmente 4 e tutti possono essere impostati in Affiliazione NO / Affiliazione SI “mode”.

Vendita di prodotti fisici:

Tisane, cellulari, pezzi di ricambio di auto, mazze da golf, ecc… Tutto ciò che è tangibile e che necessita di una spedizione fisica dell’oggetto acquistato. E’ possibile certamente approcciarsi a questo modello in “Affiliazione NO mode” ed i proventi potrebbero anche essere interessanti ma la parte logistica e burocratica trasformerà il tuo business in un vero e proprio lavoro: altro che business automatico… Personalmente lo sconsiglio come approccio.

In “Affiliazione SI’ mode” si parla, tecnicamente, di dropshipping: tu invii gli utenti interessati ad un’offerta tramite un tuo link affiliato. In caso di acquisto una piccola % della transazione ti viene corrisposta. Servono numeri di traffico molto grandi per guadagnare bene ma tendenzialmente è un modello di business decisamente agile. Non devi fare altro che produrre contenuti per il tuo sito e mettere dei banner o link testuali affiliati ed il gioco è fatto.

In molti si appoggiano ad Amazon per questo modello di business ma, purtroppo, i grandi gruppi riservano sempre delle brutte sorprese: di recente Amazon ha decurtato la % di commissione agli affiliati che si sono visti ridotti i loro introiti di più della metà dall’oggi al domani. E’ un modello semplice ma non ottimizzato a mio modo di vedere.

In linea di massima, tenderei ad escludere a priori il modello di business basato sulla vendita di oggetti fisici perché presenta bassissimi margini e grandissime incognite. Tuttavia è vero che questo modello può portare delle grosse soddisfazioni se, alla base, vi è un sito web specializzato in attrezzatura web. Ricordo di aver visto in passato un caso studio di un sito web dedicato al mondo del campeggio e del camper che faceva decine di migliaia di € mensili con le sole affiliazioni Amazon. Peccato che questi, se fino a ieri facevano una media di 20k al mese, nel giro di un giorno sono scesi a 10k… una brutta storia per chi l’ha subita.

Ricordiamoci però che Amazon non è l’unico store online ad offrire un programma di affiliazione: è capace che tu possa trovare anche dei negozi online “solitari” nel tuo settore che offrono un programma di affiliazione…

In effetti, la scelta del modello di business ha molto a che fare con la scelta iniziale dell’argomento del tuo sito web (dunque della nicchia di mercato). Ma andiamo avanti…

Vendita di prodotti digitali

Ebook, app, videocorsi, audiocorsi, iscrizioni a newsletter a pagamento, consulenze online (il modello di business proprio di questo mio sito in questo momento) ecc.. Tutto ciò che può essere acquistato senza la necessità di una spedizione fisica.

Secondo me, questo è il modello più interessante e adatto a chi vuole approcciarsi al business web dall’ottica dell’investitore. La difficoltà maggiore qui sta nel riuscire a bilanciare con intelligenza il contenuto gratuito rispetto agli argomenti del contenuto a pagamento.

Esempio pratico: Rafael ha un sito dedicato alla motocross. Il sito è pieno zeppo di guide che spiegano come effettuare la manutenzione di tutti i tipi di moto. Rafael pubblicizza in ogni sua pagina un semplice ebook da 9,90 € sulla manutenzione della moto. PROBLEMA: se gli stessi contenuti sono disponibili gratuitamente, come mai potrà essere interessante per un utente mettere mano al portafogli per acquistare il prodotto digitale?

Al contrario, se Rafael vendesse, ad esempio, un economico ebook di tecnica per la guida della moto da cross in pista, è probabile che potrebbe fare notevoli affari (automaticamente, ovvio).

Ecco dunque che, di nuovo, è importante considerare che la pianificazione di un progetto web determina al 70% il suo successo. E questo andrebbe fatto con l’aiuto di un professionista del settore. Io sono a disposizione per aiutarti nella progettazione del tuo business. Ma di questo parleremo più avanti verso la fine di questa guida.

Anche in questo caso hai la possibilità di scegliere tra Affiliate ON ed OFF:

Affiliazione NO: tu stesso sarai chiamato a creare (o a far creare) il prodotto (o i prodotti) digitale da vendere.

Affiliazione SI: basta trovare qualcuno che abbia già realizzato un prodotto digitale inerente alla nicchia di mercato che intercetti tu con il tuo sito web e che abbia predisposto un sistema di affiliazione che ti consenta di proporre sul tuo sito quel prodotto guadagnando una % su ogni vendita prodotta grazie al tuo intervento.

Modello altamente consigliato a patto che ci sia una buona pianificazione alla base.

Pubblicità

Il modello di business più diffuso di tutti. In quasi tutti i siti web (meno pochi, come ad esempio questo in cui sei ora) trovi presenti i banner di Google Adsense.

A titolo puramente informativo, Google AdSense (che io sconsiglio) è un servizio di banner pubblicitari offerto da Google. Con AdSense è possibile pubblicare annunci pubblicitari sul proprio sito web, guadagnando in base al numero di esposizioni dell’annuncio pubblicitario (impression) o click sugli annunci. I contenuti pubblicitari sono di soggetti terzi rispetto al proprietario del sito web (publisher) che li ospita sulle proprie pagine. Il servizio è collegato con Google Ads, ed è in grado di gestire gli annunci degli inserzionisti adattandoli al contenuto della pagina web in base alla pertinenza.

Dunque, il modello è ultra semplice:

  1. Crei un sito web con molti contenuti
  2. Ci appiccichi banner pubblicitari
  3. Guadagni passivamente

Peccato che, ormai, i proventi provenienti da questo tipo di tecnica siano estremamente ridotti all’osso. Esistono comunque anche altri sistemi di advertising, simili a questo ma con compensi decisamente superiori, in cui è possibile accedere ma, tendenzialmente, solo con un sito web che ha già dimostrato una media di almeno 30.000 visualizzazioni mensili negli ultimi 3 o 6 mesi.

in ogni caso, probabilmente non te ne sei accorto, ma stiamo già parlando di “Affiliazione SI” in questi casi: in pratica c’è un network di advertising di terze parti a cui tu ti rivolgi e, di fatto, questo divide in % i proventi spesi dagli inserzionisti con te.

Esiste però un altro modo di utilizzare questo modello di business in “Affiliazione NO”: trovare personalmente gli inserzionisti disposti a pagare per essere presenti sulle tue pagine.

In questo caso il sistema di guadagno è semi-automatico. Equivale all’incirca ad avere un foro commerciale o un appartamento e a sbattersi personalmente a mettere annunci a destra ed a sinistra per trovare un affittuario, anziché rivolgersi ad un’agenzia immobiliare.

Ci sarà da faticare un pò inizialmente per trovare gli inserzionisti ma i guadagni possono essere davvero buoni. Con una decina di banner da 100€ al mese ti sei già sistemato e, sai cosa? Non ti servono 100.000 visualizzazioni per piazzare 10 banner se la pianificazione del progetto è fatta a regola d’arte. Di nuovo, in questo spero di poterti essere d’aiuto con le mie consulenze, ma te ne parlerò alla fine della guida.

Lead generation

Come ci insegna Wikipedia, la lead generation è un’azione di marketing che consente di generare una lista di possibili clienti interessati ai prodotti o servizi offerti da un’azienda. La Lead Generation è quindi un potenziale utente che decide di lasciare i suoi dati in cambio d’informazioni o comunque sia di qualcosa che gli possa servire realmente. Di solito quando si vuole attuare una strategia Lead si offre una risorsa gratuita, e idonea ad attirare il giusto target, chiamata appunto Lead Magnet.

Questa operazione consiste nel trovare i clienti interessati, farsi dare i contatti dalla persona (lead) e costruire un database che sarà utilizzato dal reparto commerciale. Per generare nuovi contatti, di futuri clienti, possono essere utilizzate tutte le varie strategie di marketing, da quelle più tradizionali come pubblicità o telemarketing alle più innovative come direct marketing o altre strategie che utilizzano il Web.

Questo tipo di approccio esclusivo del mondo B2B (business-to-business) e NON si applica granché bene in ogni ambito. Ci sono alcuni ambiti professionali in cui certe aziende sono felici di poter pagare un lead ben targettizzato (studi professionali come dentisti, avvocati, assicurazioni, ecc…).

E’ un modello di business insidioso e lo sconsiglio a chi non è veramente inserito in un dato settore. In passato ad esempio ho provato a realizzare un modello di questo tipo nell’ambito delle MMT (macchine movimento terra). Alcuni concessionari mi avevano pagato anche 250 € per ricevere al mese i miei leads, ma io non ero del settore MMT ed il progetto è semplicemente imploso: non conoscevo le macchine, le esigenze degli acquirenti, le esigenze dei venditori… non ero del settore ed il settore me l’ha ha fatto pagare semplicemente.. ignorandomi!

Dunque, esistono delle nicchie in cui un contatto compreso di nome, cognome, numero di telefono, email ed altri dati specifici inerenti alla nicchia di mercato hanno effettivamente un valore di mercato che può variare dai 5 ai 50 € a contatto MA…

  1. Devi conoscere a priori molto bene la nicchia ed essere sicuro che ci sia una richiesta effettiva di mercato sul servizio che proponi
  2. Ti sconti direttamente con le nuove norme di GDPR che rendono sempre più difficile trattare e cedere dati personali e leads volendo lavorare con la certezza di rimanere nella legalità

Rispetto a questo secondo punto comunque, resta sempre l’opzione “Affiliazione SI”: esistono infatti dei network di advertising (simili ad adwords) che permettono anche questo tipo di approccio ed, anzichè pagarti in base al numero di click o di visualizzazioni di un certo banner, ti pagano in funzione di quante persone hanno completato un form (non gestito da te) ed hanno acconsentito ad essere ricontattati per una proposta commerciale.

In questo contesto, sia la patata bollente GDPR che quella di dover trovare gli interessati ad acquistare i leads, vengono lasciate al network di affiliazione ma le commissioni tendono a precipitare vorticosamente verso il basso.

In definitiva, un modello che sulla carta promette bene (figata poter avere 20€ per ogni email!) ma all’atto pratico difficile da implementare a meno che tu non provenga o abbia un buon background su uno specifico settore professionale.

Qual è il migliore di tutti?

Dipende. Dipende da chi sei tu, da quali sono le tue competenze, dagli argomenti con cui ti piacerebbe avere a che fare: considera ad esempio che, nel 99% dei casi, chi si inserisce in una nicchia solo perchè pensa di poter guadagnare, fallisce.

Il web è fatto così: anche se ci investi e il sito lo guardi una volta al mese, se la nicchia in cui si posiziona il tuo sito non è di tuo interesse, è altamente probabile che il progetto fallirà. L’ho visto succedere decine di volte e, anche se non so ben spiegarmi il perché (suppongo ci siano questioni energetiche alla base) le cose stanno così. Provare per credere se non ti fidi!

Dipende anche dalla nicchia, dalle tue ambizioni, dalla richiesta di mercato. Dipende da molti fattori che devono essere necessariamente analizzati PRIMA di iniziare i lavori. Ecco perché mi metto a disposizione per aiutarti a progettare il tuo sistema di rendita passiva: perché ho sbagliato molte volte ed ho visto sbagliare tantissime volte e invece altre volte ho fatto centro, e credo che la mia esperienza possa veramente farti risparmiare un sacco di denaro e di tempo che altrimenti correresti il rischio di buttare letteralmente nel cesso (ma di questo ti parlerò più diffusamente alla fine di questo articolo).

IMPORTANTE: nel simulatore “Investire in siti web” non viene proprio considerato il tipo di monetizzazione. Per semplicità infatti si da per scontato che ogni 90.000 visualizzazioni mensili il sito sia in grado di generare automaticamente 1.000 €. Chiaramente è un parametro un pò “tagliato con l’accetta” ma è certamente una buon punto di partenza anche perchè, tendenzialmente, è estremamente sotto stimato.

Serve meno tempo e denaro di quanto tu possa immaginare

Adesso parliamo di numeri ed il primo numero che ti deve interessare è questo:

9 mesi / 90% di traffico.

Ma facciamo un passo indietro, allo schema iniziale del nostro modello di business:

Traffico qui è la parola chiave. Senza traffico qualsiasi progetto web è come una cattedrale nel deserto. Può essere il progetto più bello del mondo che nulla può cambiarne le sorti: zero traffico = zero introiti, a prescindere da quanto tu abbia investito inizialmente.

3 tipi di traffico

Ora, esistono fondamentalmente 3 tipi di traffico per un qualsiasi progetto web:

  1. Passaparola
  2. Pay-per-click
  3. Traffico organico

Passaparola (sì, e io sono Babbo Natale)

Il passaparola è il sistema più in voga tra i dilettanti. E’ quel sistema che si basa sull’idea “Beh, io faccio un sito, poi lo faccio conoscere ai miei parenti ed amici e chiedo loro di farlo conoscere ai loro conoscenti ed amici che a loro volta lo faranno conoscere ad altri… la crescita di traffico sul sito web sarà esponenziale ed io presto diventerò ricco! Molto ricco!”

Ecco, questa è una cazzata.

E’ vero, esistono dei sistemi strategici per far sì che questo avvenga, ma la viralità è una brutta bestia, difficile da controllare e da prevedere, salvo che con un articolato sistema tecnico che preveda la possibilità di elargire dei premi (digitali o meno) ad ogni utente che si impegna a portare altri utenti sul sito, in funzione di quanti ne porta in un dato periodo di tempo… Esistono, ma sono veramente complicati da far funzionare.

Parola mia, ho provato anche questo ed ho visto che, sì, la cosa può funzionare ma:

  • Devi allocare un sacco di risorse nello sviluppo e gestione di una piattaforma tecnica che funzioni come un orologio
  • Devi investire moltissimo in test, contro-test e ricerche di mercato per riuscire ad individuare con precisione la combinazione vincente di sorgente di traffico + comunicazione sul sito + premi
  • Devi accendere molti ceri

Un esempio emblematico di come funziona il passaparola esponenziale è stato quello di Dropbox. Dropbox è un servizio di cloud storage disponibile sia da computer che da smartphone, grazie all’app per dispositivi Android e iPhone, una sorta di hardisk virtuale in cloud.

Ebbene, la politica di Dropbox è stata, da sempre, quella di regalare più GB di hardisk virtuale a tutti gli utenti che portavano nuovi utenti sulla piattaforma.  Capisci bene che se io porto 2 persone, che ne portano altre 2, che ne portano altre 2, ecc.. la crescita è esponenziale.

Ma, ragazzi, qui stiamo parlando di Dropbox!! Mica di uno che intende crearsi un vitalizio partendo con 10.000 miserissimi euretti.

Oppure esistono anche i progetti virali che vedono una crescita esponenziale dovuta al fatto che la comunicazione è simpatica, divertente ed utile al punto che gli utenti iniziano realmente a condividersela gratuitamente ma sono casi rari, baciati dalla fortuna e dalla buona sorte, e difficilmente strategizzabili.

Per favore, non prendiamoci in giro: il passaparola facciamo finta che, come modello di generazione di traffico, non esista proprio.

Pay-per-click (lasciate ogni speranza a voi che entrate…)

Il pay per click (PPC) è una modalità di acquisto e pagamento della pubblicità online; l’inserzionista paga una tariffa solo quando un utente clicca effettivamente sull’annuncio pubblicitario. Un esempio di pubblicità pay per click è rappresentato dal keyword advertising Google Adwords, cioè annunci sponsorizzati che compaiono a lato dei risultati “organici” del motori di ricerca, o dalle pubblicità a pagamento su Facebook (Facebook Ads).

Il principale vantaggio del pay-per-click è di permettere all’imprenditore digitale di essere operativo prima di subito: si apre un account Facebook Ads, si mette la carta di credito, si crea un annuncio e… via! Il traffico inizia ad arrivare e con esso le vendite.

Peccato che non sia tutto oro quello che luccica. Ci sono infatti numerose incognite legate al PPC che mi hanno, nel tempo, convinto ad abbandonare completamente questo tipo di sistema di generazione di traffico.

Per carità, sono al corrente del fatto che ci siano delle persone che guadagnano anche parecchio col PPC ma io (e molti miei colleghi che conosco personalmente) non sono mai riuscito a cavarci un ragno dal buco, anzi: ho buttato via più soldi in PPC che in qualsiasi altro test.

Ci sono 2 fattori che giocano a sfavore del PPC:

  1. Gli algoritmi che gestiscono le offerte sono progettati partendo da una situazione di conflitto d’interesse: i network dicono che cercano di farti risparmiare il più possibile garantendoti risultati apprezzabili ma, di fatto, il loro business è quello di farti spendere il più possibile e, purtroppo, ci siamo accorti che c’è proprio malafede dietro a questi algoritmi. Altrimenti, sarebbe impossibile spiegarsi come, tra i miei colleghi, gli ultimi arrivati che non hanno mai studiato alcunchè su FB ads, siano in grado di generare risultati apprezzabilissimi e chi, come me (ma ripeto, non solo io) si addentra nei meandri della disciplina PPC finisce per buttare letteralmente via i soldi. Gli algoritmi capiscono chi è disposto a mettere mano al portafogli e fanno di tutto, ingannevolmente, per portare via il denaro alle persone. Questa è la mia esperienza personale.
  2. Un PPC di successo può essere tale solo DOPO la progettazione e realizzazione dell’intero sistema di marketing che si intende sponsorizzare. L’efficienza di questo sistema deve essere tale da poter garantire, per ogni euro speso, un ritorno di almeno 1,1 €. Peccato che questo dato sia verificabile solo dopo aver investito moltissimi euretti in advertising. nella maggior parte dei casi, un progetto PPC si trasforma presto in una rincorsa al miglioramento perpetuo del sistema di vendita e degli annunci e la spesa, nella maggior parte dei casi, non si ripaga più.

PPC? Lasciate ogni speranza a voi che entrate, mi verrebbe da dire.. Io lo sconsiglio: ci sono modi molto più intelligenti di investire il proprio denaro. Poi.. vedi tu! Sei tu il boss qui!

Traffico organico (e no, qui non c’entra il compost)

Il traffico organico è il traffico che i motori di ricerca (di base.. Google e Youtube per capirci) ti regalano quando te lo meriti, ovvero, quando crei contenuto di valore per gli utenti.

Domanda: qual è il core business del motore di ricerca Google?
Risposta: la vendita di annunci a pagamento tramite google Adwords

Quando fai una ricerca su Google, i primi risultati sono quelli che in gergono si definiscono “Risultati Sponsorizzati”. Sono il risultato del PPC che aziende stanno pagando la visibilità con Google Adwords.

Ma perché mai allora noi comuni utenti dovremmo riversarci in massa su Google per ricercare informazioni, se sappiamo che i risultati che troviamo sono comunque quelli di chi è disposto a pagare di più?

Semplice, perché, subito sotto gli annunci, noi troviamo i cosiddetti “risultati organici”, ovvero quei risultati che il motore di ricerca ha indicizzato (ha messo in classifica) come più autorevoli, pertinenti ed utili all’utente Google per quella specifica chiave di ricerca.

Pensaci: come sei approdato a questo sito?

Semplice: sei andato su Google a cercare un’informazione, hai evitato di cliccare sugli annunci a pagamento (a cui tutti siamo diventati più o meno allergici) ed hai cliccato un risultato organico di Google che evidenziava una pagina di EticoBusiness.it . E, non solo… qui su questo sito trovi anche la mia monetizzazione (nel caso di questo articolo la possibilità di contattarmi per risparmiare soldi e tempo grazie alle mie consulenze relative all’ottimizazione del tuo investimento in siti web).

Dunque, il modello di business di cui ti sto parlando, non solo ovviamente posso dirti che funziona, ma tu stesso lo stai sperimentandoin prima persona, in questo istante!

Il mio sito era in una posizione alta della classifica per una certa chiave di ricerca che hai usato su Google; fine.

Da un altro punto di vista, Google stesso ha deciso di regalarmi del “traffico organico” per premiarmi dell’utilità di questi contenuti. In pratica, creando contenuti utili sul tuo sito web, permetti a Google di portare avanti il suo business di vendita di annunci pubblicitari sulle sue pagine e Google ti ringrazia regalandoti del traffico.

Per quanto tempo? Fino a quando i tuoi contenuti rimarranno in pole-position nelle sue classifiche per le chiavi di ricerca inerenti ai tuoi contenuti: virtualmente, anche per sempre se i contenuti sono davvero buoni.

Pertanto, il tipo di traffico adatto a questo modello di business, in base a tutta l’esperienza che ho accumulato negli ultimi anni, è quello del traffico organico!

Ovviamente, anche in questo caso, non è tutto oro quel che luccica. Anche il traffico organico ha i suoi contro che fondamentalmente sono 2:

  1. Per produrre contenuto testuale di qualità serve diverso tempo e parecchia energia (e ti anticipo già che il grosso del tuo investimento dovrà essere fatto in produzione di contenuto testuale di altissima qualità)
  2. Per quanto buono, un contenuto di un sito web non sarà immediatamente visibile agli utenti di Google (e qui ritorno sul numero che abbiamo citato all’inizio di questo capitolo: 9 mesi / 90% di traffico). Questo avviene per svariate ragioni tecniche che, dal mio punto di vista, appesantirebbero questa guida senza nulla aggiungere alla comprensione del modello di business. Ti basti considerare invece lo schema che segue:

Supponiamo tu stia scrivendo un articolo su “come fare la torta di mele” perché, in base alle ricerche che io e te abbiamo condotto assieme, abbiamo capito che è un buon argomento su cui puntare, che la concorrenza non è troppo agguerrita e che, comunque sia, l’articolo che produrrai tu sarà oggettivamente migliore di quello degli altri siti web.

Bene, “come fare la torta di mele” è la chiave di ricerca principale per cui tu prevedi Google ti faccia arrivare del traffico.

Ora, l’algoritmo del motore di ricerca, se il tuo contenuto sarà davvero interessante, sarà in grado di far trovare il tuo post per moltissime altri chiavi di ricerca correlate, come ad esempio:

  • come creare una crostata di mele
  • come fare la torta della nonna con le mele
  • come si cucina la crostata di mele
  • ecc…

Tutte chiavi di ricerca che, quand’anche non presenti testualmente nell’articolo, consentiranno al tuo post di apparire nella classifica di Google per gli utenti che cercheranno questo genere di informazioni.

Ora, senza entrare in tecnicismi complicati che eventualmente, se vorrai, ti svelerò in consulenza, Google dovrà prendersi del tempo per testare la reazione del pubblico al tuo articolo in funzione delle chiavi di ricerca che lui riterrà semanticamente pertinenti alla chiave di ricerca principale “come fare la torta di mele”.

Supponiamo dunque che il tuo articolo sia il migliore in quest’ambito. E’ lecito pensare che, ogni mese, ci sarà un numero massimo di ricerche su Google per “come fare la torta di mele”. Potrebbero essere 1.000, 10.000, 100.000, 1.000.000 (non lo sappiamo, solo Google lo sa e, no, tranquillo, non te lo viene di certo a spifferare nel Keyword Tool – se non sai cos’è ignora questa frase-)… ma comunque, statisticamente, c’è sempre un numero MASSIMO di quel tipo di ricerca ogni mese.

Se, ad esempio, questo numero fosse 15.000, suppongo sia abbastanza chiaro che 15.000 è il numero massimo di visualizzazioni a cui puoi aspirare (impossibile comunque da raggiungere perché, quand’anche il tuo post fosse il prima posizione su Google, nessuno ti garantisce che il 100% degli utenti non andrebbe a visitare altre pagine proposte dal motore): non avrebbe senso aspettarsi, su base mensile, l’ingresso nel tuo articolo di 2.000.000 di utenti Google perché il 100% teorico di traffico teorico è, plausibilmente, 15.000 visualizzazioni in un mese (cosa che, ripeto, potrai comunque constatare solo a posteriori, dopo che l’articolo sarà ben posizionato su Google).

Ora, riguardiamo assieme per un secondo lo schema:

Io ed i miei colleghi abbiamo notato negli ultimi anni che, in effetti, per una serie di ragioni tecniche e di scelte aziendali che approfondiremo se lo desideri in consulenza, l’algoritmo di Google tende a portare…

90% di traffico nel giro di 9 mesi di test.

Se dunque il 100% traffico ipotetico massimo del tuo articolo fosse qualcosa come 7.500 visualizzazioni mensili, perchè:

15.000 (ricerche totali mensili) : 2 (50% visitano il primo risultato) = 7.500 (visualizzazioni mensili)

… è plausibile attendersi che, nel giro di 9 mesi dalla data di pubblicazione dell’articolo, il post riceva mensilmente qualcosa come 6.750 visualizzazioni (ovvero, il 90% di 7.500).

Possiamo dunque affermare che questo tipo di business è qualcosa veramente di molto simile alla coltivazione di un campo: si semina scrivendo il contenuto e si attendono 9 mesi perché le piante inizino a donare i loro frutti di traffico (e di conseguenti vendite) da raccogliere.

Spendo ancora un paio di parole su questo grafico per approfondire un paio di curiosità interessanti.

La prima è che, nei primi mesi di vita dell’articolo, Google se ne sbatte altamente del tuo lavoro. Non ti porta traffico, non ti calcola nemmeno. E la cosa non deve né sorprenderti, ne intimorirti: le regole di questo gioco le fa Google e Google ha deciso così.  Non c’è niente che tu possa fare se non portare pazienza. Del resto, chi mai si farebbe distruggere dalla fretta e dall’angoscia se, dopo pochi giorni da che ha piantato un intero frutteto, si rendesse conto che nessuna pianta ha portato ancora alcun frutto??

La seconda è la campana disegnata sul grafico a partire dal nono mese in poi. Questo è il momento in cui Google inizia a testare la reazione del tuo pubblico su un numero sempre più ampio di parole chiave che, di fatto, iniziano a non essere più molto attinenti con il contenuto proposto. La conseguenza è un incremento della % di chiusura immediata dell’articolo e la conseguente deindicizzazione del post per quelle parole chiave. Alcuni esempi di chiavi di ricerca non strettamente pertinenti potrebbero essere:

  • La crostata di mele fa male
  • Meglio i pancake o la crostata di mele
  • Come fare la crostata di pere
  • ecc..

Google ci prova: vuole vedere che effetto fa il tuo articolo per la maggior parte delle parole chiave che… “gli vengono in mente”. Ma ad un certo punto si deve ricredere, inizia a togliere l’indicizzazione del tuo articolo dalle chiavi di ricerca meno pertinenti e stabilizza la tua indicizzazione ed il conseguente traffico che ricevi.

(Attenzione: per semplicità, il simulatore vede i 9 mesi come il periodo di tempo in cui maturerà l’intera indicizzazione; il simulatore non tiene conto del picco successivo al 90% di testing… abbi pietà, non sono un programmatore così figo….)

Detto e premesso tutto ciò…

Quanto tempo serve per iniziare a guadagnare?

9 mesi: 9 mesi dalla pubblicazione degli articoli, ovvero, il tempo tecnico che serve a Google per indicizzare i tuoi contenuti.

Ecco perchè è necessario un pò di investimento iniziale. Tecnicamente, tu potresti anche scrivere autonomamente, e senza spendere 1 €, l’intero contenuto del tuo sito web. Tuttavia, nell’ottica di scrivere 500.000 parole da solo, non dico che potrebbe passare qualche anno… ma quasi.

L’ideale sarebbe invece quello che consiglio sempre ai miei clienti e di cui mi occupo con loro: trovare, formare e seguire degli articolisti competenti nella nicchia di mercato scelta in maniera che, nel giro di pochi mesi, l’intero contenuto testuale possa risultare pubblicato sul sito e possa essere sottoposto quanto prima al vaglio di Google.

Non vorrai mica piantare 1 albero al mese nel tuo frutteto??

I tempi tecnici perciò per iniziare a rientrare dell’investimento iniziale sono 9 mesi + il periodo di tempo iniziale necessario a scrivere i contenuti. Se per scrivere i contenuti ci mettiamo 1 mese, il tuo sito inizierà ad essere produttivo tra 10 mesi. Se per scrivere gli articoli ci metteremo 1 anno, il tuo sito inizierà ad essere produttivo tra 1 anno e 9 mesi.

In realtà esistono le sfumature di grigi… non è proprio così. Sarebbe così se decidessimo di pubblicare tutti gli articoli assieme il giorno in cui raggiungiamo le 500.000 parole. La realtà invece è molto differente perché uno scenario plausibile potrebbe essere:

  • Mese 1: 0 parole pubblicate
  • Mese 2: 2000 nuove parole pubblicate
  • Mese 3: 10.000 nuove parole pubblicate
  • Mese 4: 20.000 nuove parole pubblicate
  • Mese 5: 40.000 nuove parole pubblicate

e così via.. (questa è una dinamica di cui potrai fare reale esperienza proprio all’interno del simulatore)

A mano a mano che si trovano gli articolisti e che si fa produrre il contenuto, lo si pubblica e questo inizia piano piano ad indicizzarsi. Non serve dunque arrivare a 500.000 parole per cliccare sul tasto “pubblica” e, come ti accennavo prima, allo stesso tempo si può iniziare a far lavorare gli articolisti e, nel frattempo, possiamo assieme iniziare ad approfondire il funzionamento di WordPress in modo che, mentre loro scrivono, io e te facciamo il setup del tuo sito web.

Quanto denaro serve per iniziare a guadagnare?

Tra 10 e 15 mila euro. Ti spiego perché.

Come stai notando, il grosso dell’investimento, in questo modello di business è relativo alla produzione di contenuto testuale: si investe in numero di parole (parole di qualità, ovviamente); qui il nocciolo della questione (ed anche ciò che prevalentemente impari utilizzando il mio simulatore ) è proprio la capacità di riuscire a gestire strategicamente l’investimento in maniera da pubblicare il più alto numero di parole nel più breve tempo possibile.

Ho utilizzato il numero arbitrario di 500.000 parole perché, per esperienza, so che questo è un numero veramente considerevole agli occhi di Google e che, puntando a questa quantità, è altamente verosimile attendersi 90/100.000 visualizzazioni mensili.

Del resto stiamo parlando di qualcosa paragonabile a 500 articoli da 1.000 parole ciascuno in grado di portare, mediamente, 200 visualizzazioni al mese. Mi sembrano in effetti numeri spannometricamente accettabili.

Senza considerare il fatto che io stesso ho realizzato un progetto web che per anni ha portato automaticamente 5.000 € al mese con un flusso di traffico inferiore a 2.000 visualizzazioni mensili… Come ti dicevo all’inizio, i numeri che cito in questa guida sono ESTREMAMENTE cautelativi.

Ora, se il grosso si riduce alla produzione di 500.000 parole… quanto si spende per farle scrivere?

In base alla mia esperienza, 3 centesimi di euro a parola è un prezzo in cui è possibile trovare dei bravi articolisti. Volendo fare dunque una banale moltiplicazione, 0,03 € x 500.000 parole equivale a circa 15.000 €. Tuttavia è bene tenere a mente che, in caso di grossi lotti, è spesso possibile negoziare dei prezzi ancora migliori che si avvicinano a 2 o anche ad 1 cent e mezzo per parola.

Da questo la mia stima: per realizzare, in pochi mesi, un sito in grado di portare automaticamente 1.000 € al mese a partire dall’anno successivo (e, credimi, con questi numeri ti garantisco che il cashflow mensile può tranquillamente essere moltiplicato anche per 3 o per 4) per i prossimi n. anni, è necessario mettere in conto di investire qualcosa tra i 10.000 ed i 15.000 euro. Se non mi credi… prova tu stesso!

Quali sono le spese fisse per la gestione di un sito web

In realtà, le spese fisse per la gestione di un sito web sono imbarazzantissimevolemente poche. Ovviamente, non entro qui in merito alla parte burocratico/amministrativa (sono argomenti da commercialista a cui io sono un tantino allergico) ma, da un punto di vista squisitamente tecnico, posso affermare con sicurezza che potrebbero andare dai 10 ai 250 € al mese, in funzione del tipo di hosting e dei servizi necessari al funzionamento del sistema di monetizzazione (es: autoresponder newsletter o simili).

Non saprei cos’altro aggiungere in questo capitolo. Diverso sarà quando parleremo di persona durante il nostro percorso di consulenza: in quella sede, saremo certamente in grado di essere anche molto più precisi.

Certamente considera che, volendo fare le cose fatte bene ed automagiche, nel piano che andremo a realizzare assieme io e te, sarà altamente improbabile che andremo a conteggiare spese fisse come:

  • magazzino
  • personale assunto
  • inutili spese proposte dalle web agency tanto per fare cassa

Tuttalpiù, potremo mettere in preventivo delle spese iniziali un pò più consistenti qualora il modello di business richiedesse un’infrastruttura tecnica più impegnativa del semplice sito web testuale (ad esempio se dovessi aver bisogno di realizzare un sito membership ad abbonamento per i tuoi utenti con sblocco di contenuto automatizzato in funzione del numero di giorni di iscrizione… o roba simile). In ogni caso, conteggia qualcosa che sta tra i 1.000 ed i 5.000 €, una tantum, ma è roba avanzata, non per tutti.

Quanto si guadagna (davvero) investendo su un sito web?

Eh, bella domanda. Me lo sono sempre chiesto anche io 😅!

Non posso darti una risposta precisa in questo momento perché non ci conosciamo ancora. Quando ti farai sentire e prenderemo un appuntamento telefonico, inizieremo a valutare assieme i vari fattori che potrebbero comporre il tuo investimento online e allora potrei essere abbastanza preciso.

Fino ad allora mi limito a farti qualche esempio (realistico) con numeri estremamente al ribasso:

  • Nicchia del motocross; monetizzazione con ebook da 9 €; 50.000 visualizzazioni al mese = 900 € mensili
  • Nicchia del baby-sitting; monetizzazione con audio-corso da 19 €; 45.000 visualizzazioni al mese = 1.450 € mensili
  • Nicchia dei cani Sharpei; monetizzazione con consulenze da 40 €; 10.000 visualizzazioni al mese = 800 € mensili
  • Nicchia delle assicurazioni online; monetizzazione lead generation da 12 €; 100.000 visualizzazioni al mese = 12.000 € mensili
  • Nicchia dei videogames; monetizzazione affiliazione da 3 €; 300.000 visualizzazioni al mese = 1800 € mensili
  • Nicchia della numismtica; monetizzazione con video-corso da 97 €; 20.000 visualizzazioni al mese = 19.400 € mensili

Ecc…

Ti sembrano numeri gonfiati? Vabbene… facciamo così: dividili per 2 mantenendo invariato l’investimento iniziale… ti sembra poi tanto male?? 😃

La questione è che questo tipo di investimento è così semplice da comprendere che per la maggior parte degli investitori risulta troppo bello per essere vero e dunque irreale.

Eppure, se uno pianta un frutteto di mele, prima o poi le mele le raccoglierà… no??

Eppure tu sei arrivato qui, su questa pagina, tramite Google e stai per giocare con il mio simulatore e probabilmente poi avrai piacere di contattarmi per un incontro preliminare e, quasi sicuramente, dopo il nostro incontro preliminare sarai propenso ad offrirmi un compenso per il mio tempo che ti garantirà di evitarti spiacevoli sorprese, risparmiare tempo e denaro per realizzare un sistema automatico di generazione di liquidità che andrà a regime nel prossimo anno / anno e mezzo.

Dunque, il modello di business che a cui stai assistendo… funziona! E lo fa proprio sotto i tuoi stessi occhi.

Come dimezzare il tempo necessario al ritorno sull’investimento

Una possibilità davvero interessante per praticamente dimezzare i tempi di posizionamento del sito e raddoppiare il numero di visualizzazioni è affiancare al sito web un canale Youtube trattando i medesimi temi, ma con intelligenza.

Si tratta fondamentalmente di prendere in mano i tuoi articoli, dividerli pressapoco a metà e creare un video con questa metà di contenuto alla fine del quale si invita l’utente a visitare il tuo sito web per scovare l’altra metà del contenuto.

I video, no, non serve siano super professionali: basta un cellulare. No, se proprio non vuoi, non è nemmeno necessario che sia tu a fare il frontman anche se, in realtà sarebbe consigliato. Ad ogni modo, nessuno ti vieta di investire qualche soldo in più per far realizzare questi contenuti video da qualcun altro. Durante le mie consulenze ti spiegherò per filo e per segno come imbastire un canale Youtube di successo a supporto del tuo sito web nell’ottica minima spesa / massima resa, con il preciso intento di dimezzare i tempi e raddoppiare il fatturato potenziale del tuo sito testuale.

Ma se vuoi fare da solo… tranquillo, non mi offendo! Ho parecchia gente da seguire e potrei non avere posto…

Quali sono i rischi connessi a questo tipo di investimento?

Infine, analizziamo i rischi connessi a questo tipo di investimento. Il rischio principale è quello di arrivare alla fine dell’investimento, attendere il tempo necessario come specificato sopra ed accorgersi che il sistema non funziona in una delle sue principali componenti:

  • Generazione di traffico (sito che non viene indicizzato da Google)
  • Conversione del traffico in flusso di cassa (sistema di monetizzazione inefficace)

La stessa cosa che potrebbe accadere a chi, piantando un frutteto, si accorge che qualcosa è andato storto solo quando le piante sono grandi. Ma se fai tutto come va fatto… è molto difficile che questo avvenga.

Ovviamente, esiste anche il rischio di farsi frodare da un presunto articolista che non ti consegnerà mai il lavoro… ma direi che mi piace pensare che questa non sia un’eventualità che ti riguarda dal momento che, mi auguro, non troverai il primo che passa per strada e gli metterai in mano 10.000 € con la promessa di ricevere da lui gli articoli. Ovviamente, la selezione del personale, è uno dei punti forti della mia consulenza dunque, chi viene affiancato da me, sa esattamente come evitare certi personaggi e come invece trovare gente in gamba.

Tuttavia preferisco analizzare prima ciò che rende, dal mio punto di vista, più sicuro questo che altri tipi di investimento (poi vediamo i casi in cui le cose possono andare storte).

Anzitutto, per creare un sito web con questo approccio, non devi mettere tutti i soldi sul piatto in una volta sola. La spesa principale sarà la produzione di contenuto, ed il contenuto si paga alla consegna. Non si tratta dunque di effettuare nessun mega bonifico a nessun spacciatore di sogni: al pari che per costruire una casa, operai e materiali si pagano mano a mano che la casa va su e questo mi sembra un gran bel vantaggio se paragonato a qualsiasi investimento che richieda di immobilizzare un intero capitale in una volta sola.

Puoi iniziare ad investire e se dopo qualche mese dovessi accorgerti che NESSUN utente è mai arrivato da Google al tuo sito, beh solo allora è lecito farsi questa domanda. Ma se fai le cose seguendo i miei suggerimenti ed evitando i “trucchetti da quattro soldi” beh, questo sarà davvero un evento improbabile, quasi impossibile direi.

Altro bel vantaggio di questo approccio è che è un investimento di tipo modulare: si possono generare più siti web contemporaneamente, proprio come un imprenditore edile è in grado di gestire più cantieri contemporaneamente. Chiaro, sempre meglio creare una prima casetta di prova… In questo modo puoi diversificare nell’ottica di diminuire il rischio.

– Perché, esistono rischi??

Eccerto! Come in qualunque attività o investimento, solo che, in questo caso, i rischi sono decisamente contenuti; in ogni caso è bene considerarli (non sia mai che mi venga imputato di non aver messo in guardia dai rischi!)

Dunque, il rischio principale che hai in questo tipo di investimento è che Google non si degni di dare la visibilità che merita al tuo sito. Questo è, di base, l’unico macro rischio sistemico a cui puoi andare incontro.

– Succede?

Sì, quando si fanno le cazzate (cosa che, appoggiandoti alla mia consulenza, non ti sarà concessa di fare).

– Quando succede?

Quando, per qualche ragione, fai delle azioni nell’ottica di cercare di manipolare l’algoritmo di Google affinché ti dia più visibilità o lo faccia più in fretta.

Questo tipo di investimento si basa sul buonsenso e sulla generazione di contenuto testuale di alto valore per l’utente Google. Quando incominci a metterci in mezzo tecnicucce e trucchetti (come generazione forzata di backlink, testi inutili o ripetitivi, abuso di parole chiave nel testo, azioni artificiali sui social volte a far accorgere Google del tuo sito, copia/incolla del contenuto da altri siti web, ecc.) ecco che è altamente probabile che il numero di visite “regalate” da Google saranno di molto inferiori rispetto a quanto atteso.

Esistono due soli casi in cui il tuo sito web possa inspiegabilmente essere penalizzato da Google senza che tu ti sia preso la briga di cercare di forzarne il suo algoritmo:

  1. Quando, volutamente (o per sbaglio), acquisti un nome a dominio (www.miosito.it) che in passato era già stato utilizzato da proprietari che avevano cercato di forzare l’algoritmo di Google: in questo caso ti porti dietro una sorta di cattivo karma del sito web e Google potrebbe metterti i bastoni tra le ruote.
  2. Quando vieni preso di mira da qualcuno che, avendo un sito già posizionato da tempo, trova che i tuoi contenuti siano così appetibili che, non appena pubblichi un articolo, ritenga conveniente copiarlo ed inserirlo nel suo sito web prima ancora che Google indicizzi il tuo sito come fonte iniziale.

In questo secondo caso sono cazzi, perché spetta a te dimostrare a Google che i contenuti sono tuoi e non di chi te li sta rubando. Tuttavia, sono situazioni letteralmente sporadiche (io ne ho sentita una sola in tutta la mia vita) e, comunque, c’è sempre il modo di difendersi. In consulenza ti spiegherò come.

Infine, segnalo che c’è rischio di abbassare gli incassi, non tanto perché non arriva traffico al sito ma per problemi tecnici o strategici sulla parte di monetizzazione (altra eventualità estremamente remota per chi opera sotto la mia supervisione).

Step by step: come fare per investire su un sito web

Dunque, tu vuoi prendere i tuoi 10k e realizzare con questi un sistema in grado di ripagarsi interamente almeno 1 volta l’anno per i prossimi n. anni. Ok, non c’è problema.

Ti metto il mio IBAN.

(scherzo 😆)

Per prima cosa…

Poi…

Vediamo assieme quali sono i passaggi senza i quali sarà ampiamente probabile che tu faccia un profondissimo buco nell’acqua spostandoti dal simulatore alla realtà.

  1. Individuazione della nicchia di mercato: no, non puoi realizzare un sito generalista, che parla di tutto un pò. In questo metodo, vige la regola: 1 sito = 1 argomento . La scelta dell’argomento è dunque crucciale, sia da un punto di vista di richiesta di mercato e di concorrenza, che per quanto riguarda la tua personalità poiché, da adesso in poi, ti dovrai prendere cura della tua creatura. Il mio lavoro, in consulenza, è quello di permetterti di individuare diverse nicchie tra cui scegliere, a partire dalla tua personalità, passioni, competenze ed interessi.
  2. Individuazione del pubblico target: la cosa più delicata ed incompresa di qualsiasi modello. Sbagliare (o, peggio ancora, ignorare) l’individuazione corretta e specifica del pubblico target ti consentirà di sbagliare tutto il resto e di buttare via il tuo tempo ed i tuoi soldi. Io te lo dico, uomo avvisato… Credimi, spassionatamente, magari fosse solo per questo, ma contattami, facciamoci una chiacchierata. Lo dico spassionatamente.
  3. Individuazione del modello di business: chiaro, dipende dalla nicchia di mercato, ma anche dalla tua personalità e dagli obiettivi che vuoi raggiungere. In consulenza, capiremo assieme quale sia il miglior modello di business da applicare al tuo sito web, proprio a partire dalle tue inclinazioni personali, aspirazioni economiche e propensione al rischio.
  4. Selezione e formazione degli articolisti: fase crucciale (ne ho parlato diffusamente in QUESTO articolo) perché è grazie alla loro penna che il tuo progetto potrà vedersi realizzato. Contattandomi, sai che avrai un alleato esperto nella selezione del personale a cui delegare la scrittura dei contenuti e mi occuperò io personalmente di formare i tuoi scrittori e di permetterti di fare in modo che la tabella di marcia editoriale venga rigorosamente rispettata.
  5. Scelta, individuazione e progettazione dei contenuti: un conto è dire “voglio creare un sito web su questo argomento!”, un conto è invece trovare i singoli specifici argomenti da trattare nei vari articoli avendo cura di evitare lo scontro diretto con siti più potenti e posizionati del tuo (almeno inizialmente). Durante i nostri incontri realizzeremo assieme una roadmap editoriale che ti permetterà di raggiungere l’obiettivo seguendo un piano step-by-step. Più comodo di così?
  6. Realizzazione dell’infrastruttura web: è un dato, 4 occhi ci vedono meglio di 2. Certo, il web è pieno di tutorial a cui ti puoi rivolgere ma la mia esperienza ti permetterà di accorciare a pochi giorni una curva di apprendimento che, contrariamente, potrebbe diventare di qualche mese. Insomma, questi proventi dal sito web li vuoi vedere in tempi rapidi o preferisci la soddisfazione di risparmiare oggi pochi spicci?
  7. Implementazione del sistema di monetizzazione sul sito: come dice il mio maestro “La monetizzazione di un sito web è una questione di un pomeriggio. Il vero lavoro sta nel produrre contenuti di qualità.”. Vero, ma lasciami aggiungere anche che è una questione da un pomeriggio se sai come fare. Altrimenti si può trasformare in un inferno trascinato che dura mesi. Occhio a questo passaggio perché sarebbe un gran peccato ritrovarti con un monte di visualizzazioni mensili e senza la possibilità di monetizzarle. Sarebbe quanto meno frustrante. Io sono a disposizione per supportarti anche in questa fase.

Esempi pratici di investimenti altamente remunerativi su siti web:

Di seguito la playlist di tutte le  simulazioni realizzate da me che ti possono aiutare a prendere spunto per le scelte operative che più ti avvicinano al traguardo del vivere di rendita con un sito web.

Contattami per una consulenza gratuita

Ecco, questo è quanto. Il modello di business è semplicissimo e, oltretutto, una volta realizzato 1 sito di questo tipo, ne potrai realizzare in autonomia anche molti altri ed aggiungere, tassello dopo tassello, nuovi mattoni alle tue entrate automatiche.

Ed, una volta ogni tanto, potrai anche concederti di vincere una piccola lotteria vendendo uno dei tuoi siti per 4 o 5 volte il fatturato di 1 solo anno (50.000 € tutti in una volta possono anche fare comodo a volte.. no?).

Il mio invito è, e rimane, pertanto questo: contattami per una consulenza gratuita. Sentiamoci al telefono, conosciamoci e, se lo riterrai opportuno e se per parte mia ci saranno le condizioni, sarò felice di supportarti nel tuo progetto in qualità di consulente esterno.

Contattami subito da qui: rispondo sempre.

Buoni investimenti!

Francesco Nano

Francesco Nano

Appassionato di business online fin dal 2009, consulente di marketing strategico e posizionamento dei siti web sui motori di ricerca, inventore e prototipatore di online business, >>BRAINSTORMER<< professionista.

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