Il trading e gli investimenti sono etici? In QUESTO caso SI’

Anche tu sei un investitore dotato di coscienza? In questo articolo vedremo assieme qual è l’unico investimento etico ed altissimamente redditizio 😜: ad ogni modo, per rispondere alla tua domanda…

Sì, il trading è etico, la speculazione è etica, gli investimenti sono etici -per investitori retail quali possiamo essere tu ed io- quando non fanno leva sui mali altrui per realizzare un capital gain o un cashflow attivo: questa è la risposta (breve) che mi sono dato io dopo aver interpellato decine di trader sull’argomento.

La risposta lunga invece, a cui potrai dare concretezza tu stesso leggendo questo post, deve per forza tenere conto della differenza tra trading ed investing, della differenza long e short e cos’è la leva finanziaria.

Introduzione: cosa significa investimento etico

Investing e Trading sono strumenti etici o no? Il trading e l’investing sono strumenti di speculazione esclusivamente negativi? Sono domande che tutti coloro che, come te, hanno a cuore il fatto di poter investire eticamente, ponendo su un piatto della bilancia il rendimento e sull’altro il beneficio che il resto del pianeta può ricevere dalle proprie operazioni di investimento, si pongono. Spesso ad esse i “ben pensanti”, tendenzialmente totalmente inesperti nel campo dell’investing, non vedono l’ora di offrire risposte affermative.

“Il denaro è lo sterco del Diavolo”. Capita di frequente che questa frase venga fatta uscire dalla bocca di persone persone di cui non si possa proprio dire che abbiano un ottimo rapporto con il denaro.

In Italia, ormai da secoli, è particolarmente avvertito il preconcetto secondo cui, chi intende trovare delle soluzioni per migliorare il proprio tenore di vita o quello dei propri cari, lo faccia generalmente compiendo delle manovre losche e viscide, sempre e comunque a discapito degli altri. Strano ma vero… Nella maggior parte dei casi non è così: è infatti possibile migliorare la propria condizione finanziaria, e quella della propria famiglia, senza necessariamente danneggiare il prossimo; è questo assunto è valido sia con il trading che con l’investing.

Suppongo infatti che siamo tutti d’accordo nell’affermare che investire i propri risparmi, così faticosamente accantonati nell’arco degli ultimi anni, per cercare di migliorare la propria situazione finanziaria e quella della propria famiglia, a patto che questo non arrechi danno, perdita o frode a terzi, possa essere definito qualcosa di etico; siamo d’accordo su questo principio generale?

Al pari di un coltello affilato, che può essere utilizzato per preparare la merenda ad un bambino tagliando un pezzo di pane e spalmandoci sopra la marmellata, così come per commettere un omicidio, il trading e l’investing non sono altro che degli strumenti potenzialmente in grado di aiutare a muoverci in direzione di un’auspicabile miglioramento finanziario personale e famigliare. Non è il coltello, di per sé, ad essere uno strumento etico o meno ma può essere definito etico o anti-etico esclusivamente l’uso che la persona che lo impugna ne fa.

E’ questa la principale differenza tra gi investimenti etici e socialmente responsabili (o, al limite, gli investimenti “neutri”) e investimenti NON etici in assoluto. Vediamo assieme il perché.

Differenza tra piccoli investitori “PESCI GROSSI”

In principio c’era domanda ed offerta: venditori ed acquirenti si mettevano d’accordo sul prezzo (di un qualsiasi bene economico o finanziario) a seconda della disponibilità offerta del bene e della rispettiva richiesta. Si, una volta, forse, in teoria…

Oggi, comunque le cose stanno così: i cosiddetti “Big-Fish” della finanza, le gigantesche banche speculative, le holding finanziarie più grosse del mondo, le banche centrali ed i grandi gruppi multinazionali ed i grandi investitori istituzionali che possono contare sull’affluenza di capitali da investimento dai 9-12 zeri (in su) sono effettivamente in grado, con “semplici” travasi di denaro, di far muovere il prezzo di una materia prima, il tasso di cambio relativo ad una certa valuta, il prezzo di un’azione o di un’insieme di queste o addirittura di parametri economici come il blasonato “SPREAD” in grado di minacciare la libertà di attuazione di politiche  economiche e sociali in singoli stati.

Che gli effetti di tali manovre possano essere catalogabili come negativi o positivi, è indubbio che questo tipo di flusso di capitali sia potenzialmente in grado di influenzare i mercati tanto quanto la Luna sia in grado di far cambiare le maree. Si dice infatti che i cicli lunari siano in grado di influenzare e determinare l’andamento delle maree sul pianeta Terra: interi oceani e mari, sterminate masse d’acqua, cambiano la loro disposizione sul nostro pianeta in funzione dei suoi capricci, tanto che a volte, intere isole emergono o spariscono in base ad essi.

Ora, onestamente: pensi davvero che, se ti immergessi nel mare con l’idea di contrastare l’influsso Lunare con i tuoi 80 Kg, cercando di alzare la marea quando essa tende a ritirarsi, il livello del mare ne risentirebbe? E se anzichè 80 Kg tu pesassi 100 o 200 Kg, il mare risponderebbe al tuo comando?

E se invece l’intera città di Roma si riversasse ad Ostia a fare il bagno, il livello del mare cambierebbe in base al numero di bagnanti? O se 50 milioni di italiani – e prova tu a metterli d’accordo – si riversassero in massa a fare il bagno lungo tutti i litorali italiani, il mar Mediterraneo se ne accorgerebbe?

Ecco, qui sta la vera differenza tra i pesci grossi e gli investitori retail, definiti dalla consob come “i risparmiatori – anche imprese, società o altri enti – che non sono qualificabili come clienti professionali. Si tratta, in sostanza, dei comuni risparmiatori che si rivolgono agli intermediari per effettuare i propri investimenti. ” (cioè chi investe capitali che vanno dai 9 zeri in giù):

I BIG FISH stanno alla LUNA come i PICCOLI INVESTITORI stanno alle SINGOLE PERSONE

ovvero…

BIG FISH : LUNA = PICCOLI INVESTITORI :  SINGOLE PERSONE

Le singole persone, per quanto esse siano ed a prescindere da quanto pesino, non sono in grado di influenzare le maree finanziarie dei mercati. E questo è vero in TUTTI i mercati finanziari o, se preferisci, per tutti gli strumenti finanziari.

Gli investimenti operati dal singolo individuo che non dispone di grandi risorse finanziarie (miliardi di euro), non hanno praticamente influenza sull’andamento del mercato, salvo in sporadici e rari casi. Per fare un esempio pratico, se investissi i tuoi risparmi in titoli di stato di un certo un paese ed in seguito avessi dei rendimenti, metaforicamente parlando, sarebbe come se fossi entrato in mare con la bassa marea e fossi riuscito a farti trasportare su di un metro grazie al cambiamento della marea dovuto all’afflusso della Luna. Non sei tu ad aver influenzato il mercato, è il mercato che ha accresciuto o diminuito il tuo capitale.

L’unico caso in cui l’investimento non è etico

Tolto il caso estremo in cui tu cerchi di trarre profitto da una certa operazione pur essendo venuto a conoscenza, magari leggendo il nostro articolo su come investire nelle multinazionali, del fatto che la certa worldwide company su cui intendi investire operi le sue scelte strategiche mettendo il proprio profitto dinnanzi al rispetto per la vita o per l’intero pianeta o che una certa azienda, fondo comune d’investimento o holding finanziaria investa in armi, sfrutti i bambini del terzo mondo per mandarli a lavorare nelle miniere o li obblighi a costruire delicati circuiti elettrici a causa alle dimensioni dei loro piccoli ditini, tolti tutti questi casi in cui è ovvio che quel tipo di investimento non sia un investimento etico, c’è un unico caso in cui investire o tradare è considerabile totalmente anti-etico (nonostante il tuo investimento non sia in grado di muovere le maree):

il caso in cui tu, deliberatamente ed essendo a conoscenza di una situazione critica, scelga di investire o tradare in short, specialmente con leva, CONTRO una certa società, mercato o economia per trarne profitto.

Attenzione, ho utilizzato alcuni termini tecnici che, logicamente, necessitano di una spiegazione dettagliata. Per meglio avvicinarci infatti alla risposta lunga sul fatto se sia o meno etico investire, è necessario entrare nel dettaglio di queste terminologie: del resto, alla domanda da cui siamo partiti è necessario dare una risposta sensata e che deve per forza partire da alcuni concetti leggermente più tecnici…  dunque, siamo in ballo? Bene, balliamo allora!

Differenza tra trading ed investing

C’è una sostanziale differenza tra trading ed investing anche se i termini “investing” e “trading” vengono spesso considerati sinonimi; in realtà sono infatti, in un certo senso, in contrapposizione fra loro. Comunque sia, il trading è una derivazione dell’investing: a differenza del precedente infatti, l’investing prevede l’acquisto di un titolo e del suo mantenimento anche per un lungo periodo.

L’investing, è associato ad un’operazione di investimento, che parte dal riconoscere un certo valore al bene che si acquista, sperando che tale valore aumenti nel corso del tempo, per poterlo rivendere e quindi per guadagnare un certo ricavo. Il trading invece, sebbene parta sempre dall’acquisire un bene, non presta attenzione al suo valore, ma al suo prezzo: la differenza è sottile ma, di base, il trader spera solo che il prezzo di un bene possa muoversi nel breve periodo. Il trading viene scelto da molti come approccio ma, ovviamente, ha i suoi pro e contro. Il trading quindi opera nel breve periodo mentre l’investing nel lungo periodo.

L’investitore, dunque, opera in ottica di medio-lungo periodo (investimento minimo di mesi, tendenzialmente di anni, fin’anche di decenni): i rendimenti e le perdite sono apprezzabili solo nel corso di un lungo periodo di tempo, i rischi generalmente sono più calcolabili, il fattore tempo viene utilizzato come principio cardine dell’approccio.

L’obiettivo di chi effettua operazioni di investing è di ottenere una rendita passiva investendo in azioni, obbligazioni o fondi. Il più grande investitore al mondo, Warren Buffet, opera proprio in questo modo. Ci saranno sicuramente momenti, nel lungo periodo, in cui si potranno avere delle perdite; tuttavia, con un portafoglio diversificato e con la pazienza, puoi avere potenzialmente dei buoni risultati. Esiste anche una particolare tipologia di investitori, i “cassettisti” che conservano addirittura le azioni/obbligazioni per molti anni, ponendole nei “cassetti” della propria cassettiera di titoli! Se vuoi rendimenti in tempi più brevi questa non è certamente la strategia che fa per te 🙂

Il trader, al contrario, lavora su timeframe cortissimi, arrivando ad operare su grafici da 4 ore giù fino a grafici composti da candele da 1 minuto: rischi adrenalinici, operatività incalzante e scelte strategiche prevalentemente tecniche (sul grafico anzichè sui fondamentali che stanno sotto alle oscillazioni dello strumento finanziario su cui opera) sono gli ingredienti tipo della giornata del trader, alla fine della quale seguirà un gran mal di testa dovuto ai troppi grafici analizzati al pc durante le ore lavorative della giornata.

In base a quanto abbiamo appena detto possiamo anzitutto puntualizzare che investire in armi o fare trading sulle armi è, eticamente parlando, identico. Il trading non è “peggio” dell’investing da un punto di vista etico, né viceversa. Il trading è comunque uno strumento molto potente. Uno dei suoi punti di forrza principali è la possibilità di usufruire della leva finanziaria.

Cos’è la leva finanziaria

È decisamente utile adottare negli investimenti finanziari la leva finanziaria perchè, senza entrare davvero nei dettagli tecnici e complicarci la vita, possiamo dire che la leva finanziaria è quello strumento finanziario che, messo a disposizione dalla piattaforma su cui operi, ti permette di investire somme molto maggiori di quanto in realtà potresti: ad esempio, con una leva 100:1, investendo 1000 euro, opereresti sul mercato come se avessi investito 100.000 euro guadagnando alla stessa velocità di chi, senza leva, investisse 100.000 €, ma al contempo anche perdendo, in caso nefasto, con la medesima velocità.

Il funzionamento della leva finanziaria è il seguente: mettiamo che tu abbia a disposizione 1.000 €, investi su un titolo che ti aspetti porti, in un certo arco di tempo, un rendimento del 20%; se tutto andasse per il meglio avresti guadagnato 200 euro e ti ritroveresti con 1.200€ sul conto. Se però, vicino ai tuoi 1.000 €  prendi a prestito 9.000 € in modo da poter utilizzare, di fatto, 10.000 € nella medesima operazione, con un rendimento del 20%, avresti guadagnato 2.000 € e non solo 200 €;  quindi ti ritroveresti con 12.000€ totali sul conto. Dopo aver restituito i soldi che ti sono stati prestati (9.000 €) ti rimarrebbero dunque 3.000€, avresti quindi ottenuto un rendimento del 300%!!! 😱😱😱

Questo è il funzionamento della leva finanziaria, tuttavia è uno strumento potenzialmente pericoloso perché, nel momento in cui l’investimento non ha un rendimento positivo, perderesti denaro alla rapidità di un’nvestimento da 10k anzicheè da 1k… ovviamente, i primi soldi che vengono persi non sono quelli in prestito.. ma i tuoi: l’operazione, di fatto, viene chiusa dalla piattaforma di trading quando i TUOI soldi si avvicinano allo zero dunque, per il tuo creditore, in genere la stessa piattaforma di investimento su cui operi, non è un gran problema il fatto che tu  perda del denaro o meno…

Fino a qualche tempo fa era possibile investire anche con una leva finanziaria che avesse un rapporto di 500 a 1 o più. In realtà, a tutt’oggi sarebbe ancora possibile tecnicamente una cosa del genere; tuttavia è intervenuta l’ESMA (European Securities and Market Autorithy) che, proteggendoci con spirito materno da noi stessi, ha imposto il limite massimo alla leva finanziaria massima a 30:1 nella maggiorparte degli strumenti speculativi a portata di investitore retail.

Rimane comunque è un mezzo molto potente nonostante sia stato limitato dalle nuove regole ESMA e dunque possiamo domandarci: è etico operare con la leva finanziaria? Secondo me sì, lo è.

Senza la leva finanziaria infatti, tutti i retail non in possesso di ingenti capitali non potrebbero effettuare degli investimenti potenzialmente molto remunerativi. Queste persone quindi avrebbero molte meno possibilità di accesso a opportunità finanziarie anche molto valide: se è vero che il mondo della finanza serve a qualcosa nella vita reale (e non solo lassù sull’Olimpo dei giganti della finanza) è per permettere una ridistribuzione della ricchezza anche con chi “viene dal basso”.

Differenza tra long e short trading

Partiamo col dire cosa hanno in comune long e short. Nel mercato finanziario, qualsiasi operazione, sempre, avvantaggia una parte e svantaggia l’altra: quando compri un titolo e quello sale, nel momento in cui lo rivendi, tu hai guadagnato del denaro, la contro parte ha ceduto (perso) del denaro.

Una storiella dice che un monaco zen vide due suoi “colleghi” che, assieme, uno da una parte e l’altro dalla parte opposta, si aiutavano ad arrotolare uno stuoino. La stuoia perciò veniva arrotolata nelle mani di uno mentre se ne fluiva via dalle mani dell’altro. Il monaco disse: “Ecco, uno guadagna, l’altro perde”. E’ un ottimo aneddoto per descrivere cosa avviene nella compravendita di titoli finanziari: una parte riceve valore, l’altra la cede.

Vediamo ora la differenza tra long e short. Negli investimenti è possibile guadagnare non solo se il valore del titolo o dello strumento su cui si investe “sale”, quindi nel momento in cui si mira a trarre profitto da un suo rialzo ma anche puntando al suo ribasso.

La posizione “long” , la più intuitiva delle due, ha successo quando un titolo, dopo il suo acquisto, ha un rialzo può essere rivenduto concretizzando un guadagno. L’utente esperto mi perdoni se mi permetto questa licenza: il long è qualcosa di concettualmente assimilabile a “scommetto che questo titolo sta per andare bene”.

La posizione “short” invece ha un meccanismo che ai più non è sempre molto chiaro (spesse volte anche agli stessi addetti del settore 🙂 ). L’importante è capire che l’investitore o il trader guadagnerà se, durante lo short, il valore dello strumento diminuirà. Lo short è qualcosa di concettualmente assimilabile a “scommetto che questo titolo sta per andare male”.

Salvo il fatto di “gufare” (portare un pò di sfiga) al titolo, al mercato o alla valuta in cui si investe, avere posizioni di short, di per sé, non è meno etico che ipotizzare che una squadra di pallone perda il prossimo match: in realtà non si sta influenzando direttamente in maniera negativo il risultato della partita, né l’andamento del mercato.

La “risposta lunga”

In conclusione, dal mio punto di vista, spero che converrai con me, è del tutto anti-etico l’utilizzo dello short, specie se in leva, nel caso in cui ci sia ci un’asimmetria informativa a favore del trader che, nell’arco di un brevissimo periodo, gli dia l’opportunità di concretizzare una speculazione su un titolo in difficoltà procurandogli un rendiconto immediato.

Un esempio pratico è dato da quanto avvenne con il disastro di Fukushima in Giappone: chi ha avuto la prontezza di effettuare operazioni di short contro l’economia giapponese, nel momento in cui il mondo apprendeva la notizia, ha ottenuto ingenti guadagni ma a che prezzo, da un punto di vista personale ed etico?? questo (si chiama “vivere sulla pelle degli altri”).

L’unico investimento ETICO […e dai profitti esponenziali!]

L’unica strategia che porta dei rendimenti potenzialmente infiniti, un controllo dei rischi estremamente avanzato, tempi più brevi di quelli dell’investing e comunque con maggiori sicurezze rispetto al trading, è quello che io amo definire in questo sito come “L’investimento Ninja” di cui ho parlato abbondantemente al post I 3 migliori tipi investimenti + 1 (a basso rischio) che ho individuato che ti invito a leggere subito prima che lo facciano gli altri (psss… sei ancora in tempo!)

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